L'Europa che va a pezzi

di Fabrizio Zilibotti

In una conferenza tenuta a Zurigo il 4 ottobre scorso, Romano Prodi ricordava quanto di positivo l’Unione Europea abbia significato per il continente dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ad oggi. In particolare, appare tramontato per sempre l’incubo di un conflitto franco-tedesco che aveva tormentato il continente nella prima metà del XX secolo. È una prospettiva che è sempre utile avere in mente, se è vero che a poche centinaia di chilometri da Vienna e Trieste ancora tuonavano le bombe ed i mortai negli anni 90.

Fa un certo effetto in questa prospettiva la richiesta della maggioranza delle forze politiche catalane di avviare un processo referendario che potrebbe portare all’indipendenza dalla Spagna. È difficile non prevedere sviluppi tumultuosi. Se il governo di Madrid ha mantenuto finora i toni bassi, non ci si possono fare illusioni. La destra spagnola vede nella difesa dell’unità nazionale, uno di quei valori fondamentali per cui vale la pena di lottare fino all’estremo sacrificio. Inoltre, alle richieste dei catalani seguirebbero quelle delle province basche e della Galizia. Se la Spagna si sfaldasse, ne potrebbe seguire un contagio internazionale.

Qual è la chiave di lettura di questi eventi? Da una parte vi è un conflitto che ha radici storiche profonde. È un conflitto mai sopito che si attenua e diventa un brontolio nei tempi delle vacche grasse, quando vi sono risorse economiche da mettere sul tavolo come moneta di scambio, ma che si acutizza nei momenti di difficoltà economica. Soprattutto perché in tali frangenti cresce la tentazione di scaricare la responsabilità dei problemi su agenti e fattori esterni. Se Rajoy lancia strali contro Merkel, il presidente catalano Mas scarica su Madrid le colpe dei 42 miliardi di Euro di debito della Generalitat. Con un’opinione pubblica spagnola tutt’altro che proclive all’assunzione collettiva di responsabilità, questo gioco dei capri espiatori diventa un esercizio fin troppo facile.

D’altra parte la Spagna, come l’Unione Europea, soffre di un modello fiscale distorto ed inefficace che mantiene vive le tensioni nazionalistiche. Nel corso degli anni, si sono ampliati i poteri ed i bilanci dei governi regionali, senza creare un meccanismo di controllo trasparente che renda i governi locali responsabili del costo delle risorse che spendono. Tale forma di pseudo-federalismo finisce con l’essere peggiore tanto del puro centralismo, quanto di un vero federalismo fiscale. I catalani si sentono frustrati, non senza ragione, a causa di un sistema che li obbliga a trasferire circa il 9% del prodotto interno lordo al resto della Spagna. D’altra parte, i governi regionali hanno utilizzato sistematicamente la spesa e l’indebitamento come un’arma di negoziazione con il governo centrale, senza mai percepire alcuna disciplina da parte dei propri cittadini rispetto al costo di tali politiche. Né si può dire che il regionalismo irresponsabile sia una prerogativa spagnola. Si vedano per esempio gli episodi di corruzione tardo-imperiale emersi recentemente nelle regioni italiane.

Si può riassumere il problema in un grande nodo. La decentralizzazione può aumentare l’efficienza del settore pubblico, ma solo a patto che i governi locali abbiano incentivi ad agire in modo fiscalmente responsabile. Questo richiede
che debiti e deficit pubblici non vengano sistematicamente collettivizzati a livello dei governi centrali. La California ha una situazione di bilancio critica, ma non può attendersi alcun salvataggio federale, così come i zurighesi non pagano la spesa cantonale ginevrina. L’attuale struttura istituzionale dell’Unione Europea, così come quella di diversi paesi membri, soffre di un deficit di democrazia e di responsabilità. Ogni unità elegge e remunera i propri rappresentanti in funzione della loro capacità di strappare risorse e concessioni a livello centrale. Le politiche di salvataggio alla cieca non fanno che peggiorare gli incentivi. Ma intanto, l’Europa va a pezzi.

Varrebbe la pena di considerare come un modello alternativo il federalismo elvetico, in cui è chiara e ben definita la responsabilità fiscale delle entità di governo locale. In questo scenario alternativo, anche la tensione tra Spagna e Catalogna si stempererebbe, lasciando che le passioni emotive si sfoghino sugli spalti degli incontri di calcio tra Barcellona e Real Madrid.

Tags: plusvalore, europa, indipendenza, spagna, crisi

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