Jack Ma Presidente del consiglio di amministrazione di Alibaba
Jack Ma Presidente del consiglio di amministrazione di Alibaba (Keystone)

La macro-magia di Alibaba e...

... la micro-povertà degli studi controllati randomizzati, di Fabrizio Zilibotti

Plusvalore
Giovedì 18 giugno 2015 - 12:20

 

Alibaba è il nome di un personaggio delle Mille e una notte che sfida con l’aiuto di una coraggiosa partner quaranta potenti ladroni. È anche il nome della più grande impresa cinese di e-commerce, oggi quotata nel mercato di Wall Street, di cui sono stato ospite nel quartier generale di Hangzhou la settimana scorsa.

Alibaba è nota in occidente per la vendita di prodotti online, una sorta di versione cinese di Amazon o Ebay. Tuttavia, la magia più notevole di Alibaba è la piattaforma che permette a milioni di cinesi residenti nelle aree più remote del paese di commercializzare idee, prodotti, e soprattutto di accedere a finanziamenti che sono loro negati dagli istituti di credito tradizionali. Il volume di credito erogato a 312.000 microimprese si aggira intorno ai 2 miliardi di dollari, per un valore medio di ciascun prestito di circa 6400 dollari. Un’inezia qui da noi, una montagna inarrivabile nelle aree più povere del mondo.

In Cina come in tanti paesi in via di sviluppo, l’impossibilità per i poveri di accedere ai mercati creditizi è uno dei maggiori limiti al processo di sviluppo economico. Esistono milioni di persone dotate di talento che non hanno opportunità educative o professionali, e che in situazioni differenti sarebbero stati managers di grande imprese o professori di università. La piattaforma di Alibaba ha cambiato la vita di molte di queste persone in Cina, sia permettendo ad artisti di talento di vendere le proprie opere, o sia fornendo il seme del finanziamento a giovani imprenditori che sono poi diventati capitani di imprese di successo nazionale. Il segreto del successo di Alibaba è semplice. L’impresa ha sviluppato una capacità autonoma di valutazione dei progetti secondo criteri differenti da quelli delle banche locali. La decisione è operata da un computer, ed avviene nel giro di pochi minuti. Tutto quello di cui i clienti di Alibaba hanno bisogno è un telefono mobile.

Alibaba promuove un’attività commerciale, non assistenziale. L’accesso ai finanziamenti dipende dai risultati secondo un sistema di ratings. E’ una logica crudele se vogliamo, ma è anche l’unico modo di garantirne la sostenibilità.

L’enorme impatto di tale esperienza su povertà ed opportunità è in contrasto con la moda, in auge ormai da anni tra economisti accademici, di promuovere esperimenti controllati a livello di micro-comunità rurali. I promotori di queste iniziative, spesso costosissime, hanno raggiunto fama e notorietà. I mezzi di informazione ne lodano la sensibilità sociale,in contrasto con l’egoismo maligno degli economisti tradizionali. Sfortunatamente, l’impatto sociale di tale industria è pressochè nullo. Il segreto del successo è la visibilità mediatica che induce grandi imprese ed enti di ricerca alla ricerca di una vetrinetta nel mercato della responsabilità sociale a finanziare sontuosi progetti. I progressi significativi nella lotta alla povertà hanno invece le radici nella crescita economica e nello sviluppo dei mercati, come l’iniziativa di Alibaba insegna.

Insomma, è molto più utile comprendere i successi delle iniziative reali piuttosto che sperimentali, e consigliare i politici su come creare le condizioni macro e microeconomiche per il loro sviluppo, che non finanzare un’infinità di piccoli progetti bizzarri nei contenuti e di dubbia validità esterna.

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