La Banca Mondiale
La Banca Mondiale (iStock)

La nuova misura del capitale umano: non solo conta quanto studi, ma anche dove e come

di Rico Maggi

Plusvalore
Giovedì 06 dicembre 2018 alle 12:20

La Banca Mondiale (Word Bank) ha presentato nelle scorse settimane una nuova misura del “capitale umano” per 57 Paesi. Il suo indice combina cinque indicatori di salute e istruzione: la possibilità di morire prima dell’età di cinque anni e dai 15 ai 60 anni, le probabilità di rachitismo, gli anni di studio in media che un bambino avrà completato entro i 18 anni e il punteggio che possono aspettarsi dai test scolastici.

L’economia ha sempre studiato con attenzione, oltre al capitale fisico (impianti, macchinari, etc.), il capitale umano, che ha provato a definire come l’insieme delle informazioni e delle abitudini stesse delle persone che sono finalizzate al raggiungimento di obiettivi sociali ed economici, singoli o collettivi. Il premio Nobel Gary Becker ha in particolare evidenziato l’importanza del capitale umano come fattore di crescita economica, e ha sottolineato il rilievo di una educazione “specifica”, contrapposta a una “generica”. Sebbene gli investimenti in capitale umano possano richiedere decenni per essere ripagati, hanno poi una ampia ricaduta sulla capacità di pianificare meglio le risorse e su una migliore adattabilità agli imprevisti.

Fino ad ora molti studi tenevano in considerazione il capitale umano solo in via semplificata, considerando ad esempio unicamente gli anni di istruzione di un individuo, senza considerare la tipologia degli studi effettuati e i risultati ottenuti. La proposta della Banca mondiale risulta quindi particolarmente interessante, sotto un punto di vista economico, considerando gli ultimi due indicatori sugli anni di studio in media di un giovane e soprattutto sulla qualità misurata dai test scolastici. Un crescente numero di Paesi partecipa infatti a iniziative come “PISA”, il Programma per la Valutazione Internazionale degli Studenti, che nel 2015 ha effettuato test in 72 paesi. Queste varie misure possono essere rese comparabili.

Questo indice cerca di riflettere perciò sulla qualità dell’educazione e non solo sulla quantità. Ciò consente ai ricercatori calcolare quanto un anno di scuola vale in diverse parti del mondo. Ad esempio, la Banca Mondiale calcola che un anno di istruzione in Mozambico valga solo il 70% di uno in Brasile. L’indice è progettato per essere lungimirante, misurando il capitale umano che sarà accumulato. L'indice offre un ulteriore vantaggio: impiega ricerche sul ritorno economico della salute e dell’educazione per pesare i componenti secondo il loro contributo alla produttività.

Leggendo le classifiche, si nota che diversi Paesi che sono al vertice nelle consuete misure di competitività economica, dove il capitale umano si misura solo in anni di studio, risultano posizionati più indietro nelle classifiche che contengono questo indicatore di “qualità” dello studio. Il legame tra la crescita e la produttività è ancora non del tutto chiaro, ma nuove misure come quella presentata evidenziano sempre di più il ruolo chiave dell’istruzione e della diffusione del capitale umano. Questo ha anche importanti ricadute a livello regionale, generando opportunità o disparità, che analizzeremo in un prossimo contributo.

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