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La tattica del salame anche con le FFS?

di Mauro Baranzini

Plusvalore
Martedì 15 maggio 2018 alle 12:20

 

Qualche giorno fa il CEO, cioè direttore generale, delle Ferrovie Federali Svizzere, ha tirato fuori le unghie. Ohibò, avranno pensato in diversi, ricordando quanto duro e sfrontato era stato con gli operai delle Officine Federali di Bellinzona qualche anno fa. Ma perché Andreas Meyer ha fatto la voce grossa? Beh, perché il Consiglio Federale, in questo caso asservito alla globalizzazione, pensa di far entrare i privati, pian pianino, nella rete ferroviaria. Anzi, pensa anche di autorizzare, poiché lo chiede Bruxelles, le compagnie di torpedoni low-cost ad effettuare il cosiddetto cabotaggio, cioè il trasporto di passeggeri tra varie città svizzere. Ohibò ancora una volta. In nostri bisnonni, nonni e padri, che hanno scavato dapprima le gallerie alpine e poi lavorato per la Gotthard Bahn, si rivolteranno nella tomba. Ma tant’è! Il processo di globalizzazione, di conduzione mista, e poi di parziale privatizzazione comincia allo stesso modo con il quale al grotto ci tagliano il salame: una fetta dopo l’altra, pian pianino, finché ci si abitua e del salame non resta niente. Ha ben ragione il (buon) Andreas Meyer: se va in porto il progetto del Consiglio Federale, noi contribuenti, che abbiamo pagato con sudore e sangue l’infrastruttura ferroviaria, ci ritroveremo, nel lungo periodo, a pagare prezzi più alti, e con crescenti disservizi. Perché? Perché è semplice: i privati, i torpedoni tedeschi guidati da autisti dell’Est Europa che guadagnano 1’000 Euro al mese (e ti stanno inchiodati a 100 km all’ora dietro la nostra macchina per guadagnare tempo) scremeranno il mercato e le tratte più popolari. A prezzi stracciati; tanto gli autobus e il gasolio sono comperati all’estero, gli autisti sono pagati una cicca, l’inquinamento ce lo becchiamo noi, e così via. Il servizio sarà nei giorni e nelle stagioni di punta; e per il resto ci pensi il pubblico degli “svizzerotti” a servire le zone più discoste. Più o meno la stessa cosa con i privati che entrano nell’infrastruttura ferroviaria; scrematura del mercato, e chi si è visto si è visto. Vi è però un punto positivo in tutta questa storia: se il Consiglio Federale dovesse arrivare a tanto, Meyer ha già promesso di ricorrere e di dare battaglia. E Meyer sa che se dovessimo andare alle urne su questo, l’elettorato svizzero, e in primis quello delle grandi città svizzero tedesche, sarebbe dalla parte delle Ferrovie Federali. In fondo lo ha già dimostrato il 4 marzo di quest’anno: che si tocchi il servizio pubblico svizzero, e come cantava la bella Mireille Mathieu, ‘Paris se met en colère’, cioè la Svizzera si arrabbierà di brutto.

 

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