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Le fondazioni: il lato umano della ricchezza

di Gianfranco Fabi

Plusvalore
Venerdì 30 novembre 2018 alle 12:20

Quello che muove l’economia non è solo il profitto. Quello che fa crescere la società non è solo la risposta alle esigenze materiali. Quello che può richiamare ai valori di fondo della convivenza non è solo la ricerca del potere e la forza della politica. Ci sono altri soggetti oltre allo Stato e alle imprese private, soggetti che muovono risorse e impegno per finalità sociali, per lottare contro le disuguaglianze, per sostenere la ricerca, per migliorare l’istruzione e la formazione.

Tra questi ci sono sicuramente le fondazioni, enti la cui prima istituzione risale ai frati francescani nell’Italia del tardo medioevo e che si caratterizzano per due elementi: il patrimonio, che viene reso autonomo dai donatori, e lo statuto che definisce scopi e metodi di intervento. In Svizzera sono più di 13mila le fondazioni di pubblica utilità, quasi 800 in Ticino, regolarmente iscritte al registro di commercio e quindi dotate di personalità giuridica e soggette alla sorveglianza di Confederazione, cantone o comune a seconda del tipo e della finalità costitutive.

L’importanza delle fondazioni, come elemento in grado di aiutare lo sviluppo sociale, è stato messo in risalto in un convegno che si è svolto a metà novembre a Milano alla Camera di commercio svizzera per l’Italia, un convegno da cui sono emersi almeno quattro elementi particolarmente importanti. Il primo: le fondazioni svolgono non solo un ruolo diretto sul fronte degli interventi sociali, ma costituiscono una forte testimonianza sull’impegno per il bene comune. In secondo luogo possono mobilitare notevoli risorse finanziarie, basti pensare che il patrimonio complessivo delle fondazioni svizzere arriva a cento miliardi di franchi. La terza osservazione riguarda la grande varietà delle fondazioni: da quelle grandi e con proiezioni internazionali, a quelle piccolissime, legate semplicemente a una impresa o a una famiglia. Tutte unite tuttavia tutte dal fatto di non avere il profitto come scopo e di promuovere la concorrenza unicamente sul fronte dell’utilità sociale. E da ultimo l’osservazione che la Svizzera è ai primi posti in Europa per numero e varietà di interessi.

Vi sono fondazioni dotate di rilevanti patrimoni, come la fondazione Balzan di cui ha parlato Mauro Baranzini nei giorni scorsi in questa stessa rubrica, che rappresentano un modello sia nella promozione della cultura e della ricerca, sia nella possibilità di rapporti aperti e costruttivi a livello internazionale, in questo caso tra Italia e Svizzera, i due paesi che partecipano pariteticamente alla gestione.

Non mancano i lati problematici: l’istituto della fondazione è talvolta messo sotto accusa perché può nascondere, soprattutto il patrimonio è costituito da capitali esteri, finalità di evasione o di elusione fiscale. Il rischio esiste e per questo la vigilanza è fondamentale. La Svizzera, peraltro, con la sua legislazione liberale e controlli più formali che sostanziali, viene vista complessivamente come il luogo ideale dove si possano conseguire i maggior vantaggi e le migliori possibilità operative. Basti pensare che alcune società che sviluppano le valute virtuali, le cripto valute, hanno questa forma giuridica, in particolare nel Canton Zugo che in questa prospettiva è stato ribattezzato “Crypto-Valley”.

Al di là dei casi particolari resta il fatto che lasciare spazi e permettere a queste realtà di crescere all’interno della società vuol dire garantire una più equilibrata dinamica sociale dove la finanza non è solo il luogo della speculazione, ma può sostenere quella filantropia che possiamo considerare il lato umano della ricchezza. Una dimensione indispensabile di fronte ad una economia che rischia di dimenticare di essere fondata sulle persone. Su tutte le persone. 

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