Milton Friedman
Milton Friedman (Keystone)

Le mistificazioni monetarie sono dure a morire

di Sergio Rossi

Plusvalore
Lunedì 02 novembre 2015 - 12:20

 

La giornata odierna, tradizionalmente dedicata a ricordare i defunti, ben si presta alla riflessione. Tutti gli economisti di buona volontà dovrebbero allora riflettere, non solo oggi per la verità, sulla natura della moneta, considerando il ruolo centrale del denaro nella società contemporanea. A questo riguardo, esistono però diverse mistificazioni, che i “testi sacri” dell’ortodossia economica continuano a inculcare nella popolazione, sottoposta a un indottrinamento martellante sul piano mondiale che ha assunto ormai i tratti di un vero e proprio lavaggio del cervello per gli studenti di economia.

La “rivoluzione monetarista” operata da Milton Friedman e dai suoi seguaci negli anni Settanta del secolo scorso ha fatto “salire in cattedra” una generazione di economisti che considerano l’emissione monetaria una prerogativa delle banche centrali – come lo è oggi generalmente l’emissione di banconote. Appare quindi ragionevole, almeno per chi crede nelle virtù dell’economia “di libero mercato”, che gli istituti bancari non debbano sottostare a delle regole fondamentalmente diverse da quelle che si devono applicare alle altre istituzioni finanziarie (come le assicurazioni e le casse-pensioni).

In fondo, secondo la maggior parte degli economisti, le banche sono semplicemente degli intermediari tra i risparmiatori e chi invece vuole spendere più di quanto abbia guadagnato. Secondo questa visione, che si fonda su una concezione primitiva della moneta (in quanto assimila il supporto materiale all’essenza della moneta), soltanto il potere sovrano (o sovrumano) della banca centrale è in grado di “creare qualcosa dal nulla”. È pur vero che vari banchieri, tra i quali spicca il direttore generale di Goldman Sachs, hanno affermato in tempi recenti di svolgere “il lavoro di Dio” in quanto hanno la facoltà di creare denaro dal nulla, ma il senso comune, che prevale anche tra molti attuali governatori delle banche centrali, vuole che siano solo questi ultimi a svolgere una funzione così sacra e delicata per il futuro dell’umanità.

In questo contesto di ignoranza e mistificazione – che giova molto agli istituti bancari, perché consente loro di continuare ad abusare della loro leva monetaria – è di sicuro interesse il dibattito che dovrà essere svolto in Svizzera, a seguito della riuscita della raccolta delle firme per l’iniziativa “moneta intera”, che vuole impedire alle banche nel territorio elvetico di creare le condizioni per il ripetersi di crisi finanziarie “sistemiche”.

Se questo dibattito permetterà all’insieme dei portatori di interesse di capire la natura (puramente numerica) della moneta, si potranno elaborare le riforme monetarie di cui il sistema finanziario nazionale e internazionale ha bisogno per evitare nuove crisi sul piano macroeconomico. C’è però da temere che l’umanità resterà schiava di qualche economista defunto, come scrisse Keynes, e che, parafrasando Planck, la verità venga a galla solo quando la generazione attuale di economisti sarà morta.

 

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