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Legge elettorale

di Vincenzo Galasso

Plusvalore
Venerdì 02 febbraio 2018 alle 12:20

Il 4 marzo si vota in Italia. Si vota dopo 5 anni dalle ultime elezioni, alla scadenza naturale della legislatura. E questo in Italia fa quasi notizia.

Si vota con un nuovo sistema elettorale. E questo invece non fa notizia, perché in Italia i sistemi elettorali cambiano molto frequentemente. Durante la prima repubblica, ovvero fino agli inizi degli anni 90, c’era un sistema proporzionale a liste aperte, ovvero con le preferenze. Negli anni 90 si è votato con il Mattarellum, un sistema misto maggioritario-proporzionale, e poi dal 2005 con il Porcellum – un sistema proporzionale con liste bloccate e premio di maggioranza. Il 4 marzo si torna a votare con un sistema elettorale di tipo misto, che assegna un terzo dei seggi con l’uninominale e due terzi con un proporzionale a liste bloccate.

Cosa spiega questa frenesia elettorale? Questa continua ricerca del miglior sistema elettorale?

Il sistema elettorale è una delle regole del gioco fondamentali in politica. Condiziona la rappresentatività dei diversi gruppi politici e sociali in Parlamento, determina gli incentivi elettorali dei partiti, disegna gli equilibri post-elettorali influendo sulle scelte di coalizione tra i partiti, condiziona le scelte di politica economica dei governi. 

Se vogliamo volare alti, possiamo pensare che la valutazione fondamentale da fare nello scegliere un sistema elettorale è tra rappresentatività dei cittadini e potere decisionale del governo. Un sistema proporzionale garantisce che in parlamento sia rappresentate tutte le minoranze, linguistiche, religiose, sociali, economiche, ma rende più difficile la formazione di un governo – spesso di coalizione, e ne riduce il potere decisionale. Insomma con un sistema proporzionale, spesso non è facile capire chi ha vinto le elezioni e soprattutto chi formerà il governo. Al contrario un sistema maggioritario puro, o che abbia un premio di maggioranza, fornisce un potere disproporzionale in parlamento al partito che ha preso più voti, a scapito della rappresentanza delle minoranze. In cambio, il vincitore delle elezioni è noto da subito, la formazione del governo è meno macchinosa e suo potere decisionale è maggiore.

Ma a voler essere più realisti, in Italia la scelta di modificare il sistema elettorale è stata spesso dettata da motivi meno nobili. Ad esempio, nel caso del Porcellum, di limitare le dimensioni della vittoria elettorale prevista per la parte politica antagonista.

Ma il sistema elettorale non è importante solo per i politici. Lo è anche, anzi soprattutto, per gli elettori, perché consente loro di “punire” i politici poco affidabili o poco competenti. Come? Votando per altri candidati. Questo sistema di controllo che gli elettori esercitano tramite il voto è più diretto nei sistemi maggioritari, dove il legame tra il politico ed il territorio in cui è stato eletto è molto forte. E lo è meno nei sistemi proporzionali, in cui i politici nelle liste di partito sono tanti e si tende a votare più per il partito che per il candidato.

Dunque le variabili in gioco sono tante, e non esiste un sistema elettorale perfetto, che funzioni in tutti i paesi. Tuttavia ben vengano i sistemi che consentono di avere un elevato livello di competizione tra i partiti alle elezioni ed un forte controllo dell’elettorato sui comportamenti dei politici al potere.

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