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"Moneta intera" e bolle creditizie: c’è una terza via

di Sergio Rossi

Plusvalore
Lunedì 16 aprile 2018 alle 12:20

 

Tra circa due mesi il popolo svizzero si sarà espresso sull’iniziativa popolare per una “Moneta intera”, che vuole sottrarre alle banche secondarie la capacità di aprire delle linee di credito senza disporre di risparmi sufficienti per finanziare questi crediti, il cui risultato fa aumentare la massa monetaria nell’insieme del sistema bancario.

La classe politica, gli ambienti economici e le istituzioni finanziarie sono tutti schierati contro questa iniziativa, perché temono di perdere una parte dei loro privilegi di corto termine legati all’emissione di moneta scritturale da parte delle banche secondarie. È dunque evidente che l’iniziativa per una “Moneta intera” sarà respinta il 10 di giugno. Tuttavia, sarà utile continuare a riflettere sulla necessità di mettere in atto una riforma strutturale di ordine monetario, in Svizzera come altrove, per evitare che le banche di rilevanza sistemica – che sono troppo grandi per fallire – continuino ad abusare della loro capacità di creare denaro dal nulla. Questa creazione monetaria eccessiva infatti è all’origine di bolle creditizie che, rigonfiandosi, aumentano la fragilità finanziaria del sistema bancario nel suo insieme. Basta ricordare la bolla dei mutui “subprime” negli Stati Uniti per capire quali effetti durevoli e drammatici possa avere l’abuso della leva del credito da parte delle banche (che devono, perciò, essere regolamentate in modo diverso e più stringente rispetto alle istituzioni finanziarie non-bancarie, le quali infatti non possono concedere dei crediti se non hanno raccolto dei risparmi preesistenti).

Senza andare da un estremo all’altro, ossia passare dal regime bancario ultraliberale attuale al regime monopolistico proposto dall’iniziativa “Moneta intera”, conviene fare in modo di trovare una terza via che garantisca maggior stabilità finanziaria al settore bancario sostenendo l’economia “reale” che genera ricchezza, occupazione e risorse fiscali per il settore pubblico.

Come fu proposto nel 1824 da David Ricardo (un economista classico) per la banca centrale inglese, bisogna separare in maniera esplicita nella contabilità delle banche l’emissione monetaria dalla concessione di credito ai loro clienti. Ciò permetterà così di rendere immediatamente evidente quando una banca abusa della sua capacità di aprire delle linee di credito senza avere i risparmi necessari per finanziare operazioni puramente speculative, che rigonfiano la massa monetaria senza alcuna produzione.

L’inflazione è definita in realtà proprio dallo scollamento tra la massa monetaria e ciò che è prodotto nell’insieme dell’economia, dato che il potere di acquisto della moneta dipende da ciò che è posto in vendita nel mercato dei beni e dei servizi di ogni tipo.

Per capire quale riforma monetaria mettere in atto, bisogna capire anzitutto la natura della moneta bancaria. L’iniziativa “Moneta intera” può aiutare a capirlo, se il dibattito politico sarà oggettivo e disinteressato, invece di essere molto superficiale e di parte.

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