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Mozambico: occultati due miliardi di dollari di indebitamento estero

di Pietro Veglio

Plusvalore
Mercoledì 15 novembre 2017 alle 12:20

 

Il Mozambico - Stato dell’Africa orientale con 29 milioni di abitanti e una superfice 20 volte più estesa di quella della Svizzera - ha appena festeggiato il 25esimo anniversario dalla fine di una guerra civile durata 16 anni. Fino all’inizio 2016 il Mozambico era uno dei Paesi prioritari per la cooperazione internazionale, compresa quelli svizzera. L’aspettativa era che gli ingenti aiuti dall’estero avrebbero permesso a uno dei Paesi più poveri, di migliorare progressivamente le condizioni di vita della popolazione locale, per lo più piccoli contadini di sussistenza. E di promuovere uno sviluppo sostenibile basato sulla valorizzazione delle ricchezze nazionali. La relativa stabilità politica garantita dal governo del Fronte per la liberazione del Mozambico (FRELIMO), la crescita economica annuale del PIL al 7% durante un decennio e le nuove prospettive legate alla scoperta di ingenti giacimenti di gas naturale ne facevano uno dei Paesi subsahariani preferiti dagli investitori esteri.

Poi l’anno scorso Il Fondo monetario internazionale (FMI) scoprì l’esistenza di un pacchetto addizionale da US$ 2 miliardi di prestiti che era stato negoziato segretamente - e neppure incluso nei conti pubblici - dall’ex-ministro della difesa del Mozambico. Un’operazione complessa per finanziare l’acquisto di pescherecci, navi militari, radar e strumenti per la sicurezza marittima per conto dell’Agenzia nazionale di intelligence. USS 500 milioni sarebbero perfino “spariti” dalla circolazione. Il tutto apparentemente all’insaputa del governo mozambicano e senza nessuna discussione parlamentare. Prestiti e eurobonds furono concessi dal Credit Suisse e dalla banca russa VTB, con l’avallo della BNP Parisbas. Per finanziare importazioni non prioritarie, in contrasto con gli obblighi assunti dal Mozambico nei confronti della comunità internazionale che dieci anni prima aveva azzerato il debito estero del Paese nei confronti di FMI, Banca mondiale e Banca africana di sviluppo. Obblighi che contemplavano la supervisione da parte dell’FMI dell’evoluzione del debito estero del Mozambico per evitare una ricaduta nella trappola dell’eccessivo indebitamento.  

Di conseguenza tutte le principali agenzie di cooperazione internazionale, compresa la Svizzera, sospesero i loro aiuti diretti al governo mozambicano. Con conseguenze negative per l’economia locale: diminuzione delle valute estere indispensabili al finanziamento delle importazioni e del servizio di un debito estero esplosivo cosi come dimezzamento della crescita economica. Complice la diminuzione dei prezzi mondiali delle materie prime, quest’anno il Mozambico è addirittura in stato di insolvenza per l’incapacità di rimborsare US$ 727 milioni alle banche creditrici. Mentre che i donatori esigono che la giustizia mozambicana condanni i responsabili dello scandalo finanziario. Ma è poco probabile che nessun rappresentante altolocato del FRELIMO verrà condannato.

Il governo del presidente Nyusi sta lottando per restaurare la stabilità economica, migliorare la reputazione del Mozambico compromessa dallo scandalo e rilanciare l’economia sperando che fra alcuni anni i progetti di estrazione del gas naturale degli investitori esteri Exxon ed Eni daranno frutti positivi. E sognando che la comunità internazionale dimenticherà lo scandalo.

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