Profezie vane e crescita economica globale

di Fabrizio Zilibotti

Chi vaticinava un paio di anni or sono la fine della crescita economica, e con essa la bancarotta del sistema economico mondiale farebbe bene a dare un’occhiata ai fatti ora che le emozioni cominciano a scemare. Non c’è stata nessuna ripetizione della Grande Crisi del 1929 a livello mondiale. Tuttalpiù siamo di fronte ad un fenomeno, questo si’ epocale, di redistribuzione della ricchezza globale.
Nell’inverno 2008, il prodotto lordo mondiale si contrasse ad un tasso annuale del 6%. Ma già se ci spostiamo alla fine 2009 la caduta fu di un modesto 1.1% rispetto all’anno anteriore. Tra le economie avanzate, la crisi è stata più profonda, con una caduta del 3.4% nel 2009 e un picco del 8% nell’inverno 2008-2009. Tra i paesi emergenti e gran parte dei paesi in via di sviluppo, la crisi è stata una tempesta di mezza estate. Se Messico, Russia e Turchia patirono nel momento più difficile una caduta del 20% del prodotto lordo, è anche vero che il tutto durò più o meno due trimestri. In media, i paesi emergenti ed in via di sviluppo crebbero dell’1.7% durante il 2009, mentre Cina ed India sperimentarono una brevissima decelerazione della crescita cui seguì un boom che perdura tuttoggi.
La Banca Mondiale prevede una crescita globale sostenuta, tra il 3.2% nel 2011 e il 3.6% nel 2012. Il boom dei paesi in via di sviluppo continua. Questi paesi sono cre-sciuti del 7.3% nel 2010 e cresceranno al tasso annuo del 6.3% nel 2012. Cina ed India vanno ancora piu’ forte. Si tratta di una crescita senza precedenti che sta cam-biando il mondo diffondendo benessere e distruggendo povertà millenarie. Se la per-cezione dell’opinione pubblica occidentale è che l’economia va male, lo si deve in parte al provincialismo euro e nord-america centrista e in parte al fatto che le mag-giori difficoltà persistono proprio in alcune delle economie avanzate, come il Giappone e l’Europa mediterranea.
In realtà ciò che preoccupa oggi la Banca Mondiale è l’opposto della crisi, vale a dire un surriscaldamento dell’economia globale. Vi sono segnali preoccupanti di aumento dell’inflazione, dovuti in parte alla pressione sui prezzi delle materie prime, ed in parte alla questionabile politica monetaria statunitense. Ci sono anche segnali di rallen-tamento della ripresa proprio nelle econome avanzate che già oggi vanno a rilento. Preoccupa la forbice della crescita, con grandi paesi come il Giappone e l’Italia che continuano a stagnare, dovuto a catastrofi naturali o politiche. Infine c’è la crisi debi-toria di Spagna, Grecia, Irlanda, e possibilmente Italia, che continua a gettare ombre sulle prospettive dell’Unione Europea, specialmente se tale situazione continua ad essere gestita in maniera confusa e contraddittoria.
Insomma, il fantasma della grande crisi è passato, direi quasi inosservato per gran parte della popolazione mondiale. Tuttavia, vi saranno altre crisi e fluttuazioni eco-nomiche, senza che nè gli economisti seri nè i maghi e profeti che si sono alternati sulla scena di recente possano evitarlo. Quelllo che si può fare è cogliere i segnali e spingere i governi ad attuare secondo i principi della sana gestione economica.

Tags: plusvalore, crescita globale, sviluppo, crisi economica

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