Mario Centeno, nuovo presidente dell'Eurogruppo (Keystone)

Se il Sud conquista la guida dell'Eurogruppo

di Adriana Cerretelli

Plusvalore
Mercoledì 06 dicembre 2017 alle 12:20

Sono molte e pesanti le incertezze politiche che assediano l'eurozona, in predicato di profonde riforme strutturali: la maggiore riguarda il futuro del Governo tedesco.
Se davvero il Merkel IV ci sarà con la riedizione della grande coalizione, l'europeismo dichiarato dei socialdemocratici non potrà che favorire la riconciliazione nord-sud dentro l'area euro. L'altra grande incognita riguarda la stabilità politica della Spagna di Mariano Rajoi, cioè la sua capacità di risolvere senza traumi né grandi strascichi la questione catalana all'indomani delle elezioni del 21 dicembre prossimo.
In attesa di vedere come andranno a finire le partite in corso nella prima e nella quarta economia dell'euro, i suoi 19 ministri finanziari hanno deciso di eleggere alla propria presidenza il portoghese Mario Centeno.

Una decisione senza precedenti che assomiglia a una rivoluzione culturale. Mai prima d'ora un economista del sud, per di più socialista sul serio, avrebbe potuto perfino immaginare di occupare quella poltrona, finora regolarmente espressione della cultura tedesca della stabilità come prima è indiscutibile priorità di politica economica.

È potuto accadere per due ragioni. Il governo giacobino di Antonio Costa, un'alleanza tra socialisti e partitini di estrema sinistra, contro tutte le attese è riuscito ad attuare con ottimi risultati una politica di risanamento dei conti pubblici senza rinunciare ad aumentare investimenti e spese sociali. In breve, ha dato vita a quello che è stato battezzato il miracolo lusitano.

Centeno ne è stato il grande regista. E questo gli ha procurato la credibilità necessaria a fargli compiere il grande salto verso un posto centrale per le decisioni che nel biennio prossimo dovranno rifare i connotati dell'eurozona, dotandola, almeno in teoria, di un ministro del Tesoro, di un bilancio proprio insieme a una fotocopia del Fondo monetario in edizione europea, e forse anche di un parlamento.
L'eccesso di rigore negli anni di crisi e le sue ripercussioni negative, quindi la nuova flessibilità del patto di stabilità e la ripresa economica in atto hanno fatto il resto. Risultato, un segnale positivo per l'eurozona e il suo futuro. Il resto si vedrà.

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