Se il mercato ignora i due clowns...

di Fabrizio Zilibotti

E’ una consolazione magra quella di Cassandra. Nei miei interventi del 18 gennaio e del 6 febbraio scorsi avevo, purtroppo, visto giusto. Dopo mesi di effimere speranze l’Italia è stata trascinata prima dall’insipienza di Monti e Merkel, poi da quella dei propri elettori, sull’orlo della voragine. Il sistema di democrazia occidentale non è immune dal pericolo di consegnare il proprio destino nelle mani dei peggiori nemici. Lo insegnano le tragiche esperienze del secolo scorso. Lo insegna, nei giorni di tweeter e facebook, la primavera araba.
L’irrazionalità non è prerogativa degli elettori. Anche i mercati, come sappiamo, ne sono soggetti. In nove mesi lo Swiss Market Index è passato da meno di 6000 a 7700. L’indice DAX ha fatto anche di meglio. La cura Draghi, piu’ simile a ripetute iniezioni di paracetamolo che ad una vera e propria terapia, ha fin qui funzionato. Gli stessi mercati che ancora pochi mesi fa si lasciavano turbare da qualsivoglia pettegolezzo sulla piccola Grecia, reagiscono seraficamente alla prospettiva di una crisi di proporzioni ben piu’ serie. Fanno quasi tenerezza gli interventi di un Mario Monti che parla di un’Italia affidabile e governabile. Eppure, i mercati sembrano volergli credere a tutti costi, foss’anche solo per qualche giorno.
Tuttavia, tutti sanno che uno dei pilastri dell’Unione Europea è sull’orlo del collasso politico, economico ed istituzionale. La speranza di un ravvedimento dell’ultima ora che si manifesti nel ritorno alla ragione nelle sempre piu’ prossime nuove elezioni è tenue. Non sembra crederci piu’ neppure il Partito Democratico, i cui leader vedono l’ombra di quella dissoluzione che era stata loro risparmiata al tempo della caduta del Muro di Berlino. Grillo e Berlusconi non sono solo l’epilogo della democrazia rappresentativa nelle forme conosciute dall’Italia dopo il secondo conflitto mondiale. Sono anche il punto terminale di quell’adesione fino a pochi anni fa incondizionale che l’Italia aveva concordato agli ideali comunitari europei. Come è possibile che gli stessi mercati che si lasciarono terrorizzare da un partito populista, ma tutto sommato non eversivo come quello greco di Syriza restino indifferenti a tali sviluppi? Forse perchè gli investitori si allineano a chi in Europa conta che il clown Grillo si lascerà domare, e finirà con mostrare quel volto pragmatico e civile che è finora mancato nei blogs e nelle piazze da lui riempite. E’ una pia illusione: Grillo fa sul serio, ed il suo esperimento post-moderno di comunicazione e manipolazione di massa ambisce davvero non già a qualche poltrona ministeriale, ma a spazzare via ogni dialettica democratica ed ogni forma di aperto dibattito civile. Il clown non avrà remore a trattare patti ed obblighi internazionale alla stregua di “pezzi di carta” per citare un maestro della comunicazione di massa di altri tempi.
Naturalmente, dietro il silenzio imbarazzato delle cancellerie, ci si prepara al piano B, quello in cui la Germania ed altri paesi dell’Europa settentrionale abbandonano l’Euro lasciando a se stessi i dissestati e confusi paesi mediterranei. Che farà la Francia in questo scenario? Sarà disposto Hollande a continuare a difendere gli interessi di governi populisti, anti-europeisti e virulentemente antisocialisti in Italia e Spagna? Sembra un’ipotesi difficile da credere. L’intera costruzione dell’Unione Europea vacilla.
Eppure, oggi nei mercati regna la calma. Gli investitori credono che l’Europa non esploderà domani, tuttalpiu’ dopodomani, e si godono nel frattempo rendimenti dal sapore di antico. Alla festicciola di tardo impero si uniscono a sinistra alcuni reduci di mille battaglie perse, guitti offuscati dal peso dell’età, che trasfigurano i beceri comizi di Grillo proiettandoli nei fasti del lontano 1945, senza vedere i fantasmi ben piu’ concreti dell’ancor piu’ remoto anno 1922.

Fabrizio Zilibotti, Università di Zurigo

Tags: plusvalore, unione, europea, collasso, monti, merkel, berlusconi

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