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Ticino senza campioni

di Marco Salvi

Plusvalore
Lunedì 18 dicembre 2017 alle 12:20

L’economia del canton Ticino vive per così dire fuori dagli schemi, essendo tutt’ora molto più influenzata dell’andamento congiunturale del Nord Italia che il resto della Svizzera. Ad inizio 2015, la revoca del tasso di cambio minimo con l’Euro ha inciso in modo assai più marcato che in altri cantoni, peraltro non a caso per uno spazio economico ampiamente circondato dall’Italia. Visto che i centri urbani ticinesi sono molto vicini al confine viene a mancare quella «naturale distanza di protezione» del commercio locale. Analisi mostrano inoltre che l’export ticinese è più sensibile alle oscillazioni di tasso di cambio rispetto alla media nazionale. Non stupisce quindi che l’economia ticinese sia scivolata in una recessione non soltanto nel 2008, bensì pure – a differenza del resto della Svizzera – nel 2015.

Ora però che la ripresa dell’economia italiana sembra consolidata, anche quella ticinese ha risollevato il capo, tanto che negli ultimi due anni la crescita ha superato la media nazionale. La vicinanza con la Penisola è dunque al tempo stesso un bene e un male. Il tasso di disoccupazione mostra come nell’insieme la forza lavoro estera integri (e non sostituisca) i domiciliati. In passato si allineava alla percentuale registrata nei cantoni romandi, vale a dire molto al di sopra della Svizzera tedesca. A settembre 2017 si assestava invece al 3,1%, appena sopra la media svizzera del 3,0%, in forte diminuzione rispetto ai 4,7% fatti segnare nel 2010.

Nonostante il ridimensionamento, il Ticino rimane la terza maggior piazza finanziaria della Svizzera. Sul suo fertile terreno attecchiscono anche nuovi progetti. Degni di nota sono i servizi alle imprese, che partecipano in misura di quasi la metà alla crescita del PIL degli ultimi anni. Il Ticino, oltre a Ginevra, si è posizionato anche come snodo del commercio all’ingrosso, ad esempio per le materie prime. Nonostante la forza del Franco, l’industria del tessile e dell’abbigliamento si rinsalda nelle nicchie di qualità. Anche l’industria farmaceutica muove i primi, cauti passi avanti. Altri settori da considerare sono l’elettronica, e vieppiù l’informatica e la comunicazione. Questa evoluzione tuttavia non compensa del tutto la decennale flessione nel settore del turismo. Il discorso è analogo anche per l’edilizia, molto radicata sul territorio.

Da quest’analisi emerge il quadro di un’economia ticinese sorprendentemente poliedrica e basata per gran parte sulle piccole e medie imprese. Il Ticino ne esce come uno dei cantoni «senza campioni», con una minor concentrazione settoriale e aziendale. Tale diversificazione permette di attutire gli shock esterni e ridurre i rapporti di dipendenza. La trasformazione strutturale punta ai settori a maggior valore aggiunto, il che permette di guardare al 2018 con un certo ottimismo.

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