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Tirocinio: i rischi di un sistema vincente

di Marco Salvi

Plusvalore
Lunedì 26 marzo 2018 alle 12:20

 

Già lo si è detto e ridetto in questa sede: il mercato del lavoro è la vera «success story» della nostra economia. Lo dimostrano non solo il livello, ragguardevole,  dei salari, ma anche l’alto tasso di occupazione e la bassa percentuale di disoccupati, persino tra i giovani.

Quale è la ragione di questo successo? Le particolarità del nostro sistema sono molte, una spiegazione unica non c’è. All’estero cresce però l’interesse per il modello elvetico di formazione duale. In nessun altro paese la formazione professionale è tanto diffusa quanto in Svizzera, con quasi due terzi dei giovani che, dopo la scuola dell'obbligo, svolge un tirocinio.

Il tirocinio facilita la transizione tra scuola e lavoro perché è incentrato sull’insegnamento pratico. Si stima che gli apprendisti svizzeri dedichino l’80% del loro tempo a mansioni operative. Se nel primo anno di tirocinio la produttività degli apprendisti è ancora bassa, nel terzo anno essa raggiunge il 75% di quella di un dipendente medio. Ciò illustra bene la rapidità con cui i giovani acquisiscono conoscenze specifiche, utili alle imprese.

Il sistema però comporta anche rischi. Se è vero che le qualifiche fornite dalla formazione professionale facilitano l’ingresso sul mercato del lavoro, esse possono diventare rapidamente obsolete, proprio perché specialistiche. Per esempio, fino ai primi anni ’90 si trovavano ancora posti d’apprendistato per riparatori di macchine da scrivere. 

Al di là dell’aneddoto, analisi empiriche rivelano come il rischio sia ben reale. In uno studio recente, Eric Hanushek, grande specialista dell’economia dell’educazione, mostra come chi completa una formazione professionale abbia sì maggiori probabilità di essere occupato da giovane; il vantaggio occupazionale diminuisce però gradualmente con l'età. Hanushek stima che a partire di 50 anni le persone che completano un'istruzione secondaria generale hanno maggiori probabilità di occupazione rispetto a chi ha completato un tirocinio.

Ed è proprio in tempi di rapidi cambiamenti tecnologici che la conoscenza generale va favorita rispetto a quella specialistica. La formazione professionale dovrebbe pertanto essere orientata il più possibile verso il lungo termine, limitandone eccessive specializzazioni. Sarà inoltre essenziale fornire in futuro incentivi sia ai singoli che ai datori di lavoro per garantire una formazione lungo tutto l'arco della carriera.

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