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Tre notizie schizofreniche

di Silvano Toppi

Plusvalore
Giovedì 12 ottobre 2017 alle 12:20

Alle volte informazioni apparentemente slegate hanno un denominatore comune. Eccone tre esempi con una patologia comune di schizofrenia politico-economica.
Che da un paese fuggano persone per sopravvivere ed enormi quantità di capitali per sottrarsi al fisco è un’assurdità. Un esempio classico, perno per lunghi anni della fortuna economica della Svizzera, è stata l’Italia, che vi esportava capitali e lavoratori. L’Europa è diventata ora, suo malgrado e con problemi immensi, terra di immigrazione, soprattutto dall’Africa, di chi, disperato, cerca l’ultimo appiglio alla vita. Dell’Africa si dice che è povera, arretrata, che va aiutata. Ma come?
Da uno studio del “Gruppo di alto livello sui flussi finanziari illeciti”, creato dalla Commissione economica dell’Onu, risulta che l’Africa è  “creditrice netta” rispetto al resto del mondo. Un’altra assurdità. In altre parole: l’ammontare di risorse finanziarie accumulate all’estero dall’Africa supera di molto le risorse che vanno nell’altra direzione, compresi gli aiuti. Da che cosa dipendono questi “flussi finanziari illeciti”? In gran parte dalle compagnie multinazionali, europee-americane, che sfruttano le enormi risorse naturali di quel continente, manipolano le transazioni commerciali con fatture false, pagamenti fasulli tra case madri e loro sussidiarie, con meccanismi di elusione ed evasione fiscali, per nascondere redditi e massimizzare  profitti. È così che la ricchezza in fuga si  trascina in Europa anche la povertà.

Il secondo esempio. La Banca centrale europea svela una cifra altamente politica. I redditi da interesse  ricavati sui prestiti allo Stato greco tra il 2012 e il 2016 ammontano a 7.8 miliardi di euro. Sono profitti realizzati durante la crisi greca, ridistribuiti alle 19 banche centrali nazionali proporzionalmente alla loro partecipazione al capitale della Banca centrale europea. Finanziariamente leciti, considerato che l’interesse sul prestito è lecito,  cresciuti però su miserie umane e sangue. Che, si sa, non sono una giustificazione economica per restituirli.

Il terzo esempio. La Svizzera è uno dei rari centri cosiddetti “offshore” che pubblica i dati delle somme depositate dai nuclei familiari stranieri. Un professore dell’Università di Berkley, Gabriel Zucman (già noto per importanti studi del genere) li definisce “particolarmente di buona qualità” (quindi affidabili). Nell’aprile del 2017 raggiungevano la ragguardevole somma di 2'300 miliardi di dollari depositati nelle banche svizzere. Ci sono due singolarità che vanno rilevate: i paesi con ingenti patrimoni depositati nella democratica Svizzera sono soprattutto paesi autocratici e molto inegualitari (Arabia saudita, Emirati arabi, Egitto, Russia); i paesi che hanno invece pochi capitali in Svizzera sono quelli con alta e rigorosa fiscalità e molto egualitari (paesi scandinavi). Risulta così certo che le autocrazie si cercano un rifugio all’estero e che il principio venduto come assioma secondo il quale una più elevata imposizione fiscale mette in fuga il contribuente non è necessariamente vero se c’è democrazia e senso della giustizia.

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