Un’estate “calda” – e ora quale autunno?

di Ilaria Espa

È stata un’estate “calda” sul fronte climatico in tutti i sensi. Da un lato, mai come in questi ultimi mesi abbiamo subìto gli effetti del riscaldamento globale: una drammatica sequenza di eventi climatici estremi – dalle devastazioni causate dagli incendi che hanno messo in ginocchio l’area del Mediterraneo, dalla Turchia alla Spagna, alle tragiche inondazioni che hanno colpito la Germania e il Belgio, provocando oltre 200 morti – ci ha ricordato che il fenomeno non soltanto è già in atto ma ci riguarda, e sempre più ci riguarderà, da molto vicino. Sono poi arrivati, come a certificazione di questa (scomoda) realtà, i dati dell'ultimo rapporto scientifico delle Nazioni Unite, secondo cui l’umanità è ormai entrata in una fase da codice rosso: rischiamo infatti di raggiungere la soglia degli 1.5 gradi centigradi al di sopra dei livelli preindustriali entro i prossimi 20 anni, ossia 10 anni prima di quanto inizialmente sperato, e di finire così esposti, inter alia, agli effetti di eventi estremi con un’incidenza fino a nove volte superiore rispetto al passato.