Venezuela: una tragedia annunciata (iStock)

Venezuela: una tragedia annunciata

di Pietro Veglio

Plusvalore
Mercoledì 03 ottobre 2018 alle 12:20

 

Venezuela: il paese con le maggiori riserve comprovate di greggio. Ma oggi a un passo da una tragedia per i ripetuti errori del presidente Maduro. Un collasso economico e sociale con pochi precedenti storici. Il tutto accompagnato da una iperinflazione attualmente stimata a piu’ dell’80'000 % e prezzi che raddoppiano in meno di quattro settimane. Quanto al dollaro, il suo valore nella valuta nazionale - il Bolivar -  è aumentato esponenzialmente sul mercato parallelo.

Due le cause del collasso. Innanzitutto la rivoluzione socialista iniziata nel 1999 da Chaves e continuata dal 2013 da Maduro ha distrutto progressivamente – tramite nazionalizzazioni cosi’ come controlli cambiari, dei prezzi, dei contratti di lavoro e dei profitti - le normali condizioni-quadro di un un’economia di mercato. Provocando la scomparsa di beni di ogni tipo, in particolare di alimenti di base, prodotti di uso quotidiano e medicamenti essenziali. E poi la scarsità cronica di dollari dovuta alla diminuzione della produzione di greggio e alla caduta del suo prezzo internazionale cosi come all’eccessivo indebitamento pubblico estero, ormai equivalente al 600% del PIL venezuelano. Quando il prezzo del petrolio diminui’ drasticamente nel 2014, il governo venezuelano preferiri’ non rinegoziare con i creditori le modalità di rimborso optando invece per una drastica riduzione delle importazioni destinate al settore privato. Le attività imprenditoriali nazionali precipitarono per mancanza di materie prime, beni intermedi e pezzi di ricambio provocando perfino carenza di carta igienica.

Dal 2015 la produzione di greggio è crollata in seguito alla pessima gestione dell’impresa statale PDVSA ed alla fuga all’estero dei suoi tecnici piu’ qualificati. Oggi il volume estratto è 1/3 di quello del 1999, con una diminuzione del 30% nell’ultimo anno. Questo crollo, combinato con quello delle importazioni, ha provocato il collasso del gettito fiscale. Per limitare il disavanzo fiscale il governo fu costretto a dilazionare gli adeguamenti salariali all’iperinflazione. Il salario minimo evaporo’ dall’equivalente di 280 dollari mensili a 1 dollaro cinque settimane fa. Un drastico taglio del potere d’acquisto di salari e pensioni che colpi’ duramente la popolazione locale. Ma anche queste misure furono insufficienti per ridurre il disavanzo di bilancio e il governo dovette emettere sempre piu’ Bolivares. Bolivares ormai equivalenti a carta straccia.

Lo scorso 20 agosto Maduro ha adottato nuove misure economiche per fronteggiare la crisi. Introduzione di un Nuovo Bolivar equivalente a 60 dollari, ancorato a una criptovaluta misteriosa non riconosciuta da nessuna piattaforma commerciale; aumento dell’IVA; tassazione delle transazioni finanziarie; e aumento graduale del prezzo dei carburanti fino a livelli internazionali compensato da un sussidio per le economie domestiche povere. Addizionalmente il salario minimo è stato aumentato all’equivalente di 30 dollari mensili. Il popolo disporrà cosi’ di piu’ soldi ma non di una maggiore quantità prodotti da acquistare. Mentre la spesa pubblica continuerà ad aumentare.

Intanto 2,3 milioni di Venezuelani hanno già perso ogni speranza. Sono fuggiti verso i Paesi vicini creando una crisi migratoria latino-americana senza precedenti.

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