Willy Leopold Guggenheim (Varlin), «Autoritratto», 1975, Zurigo, Kunsthaus

Varlin

di Monica Bonetti

VOCI DIPINTE
Domenica 14 gennaio 2018 alle 10:35

In replica domenica 11 febbraio 2018 alle 10:35

Dotato di un umorismo graffiante e del gusto per la caricatura Willy Guggenheim nasce a Zurigo nel 1900 da una famiglia appartenente alla borghesia ebraica. Dopo gli studi e un soggiorno a Berlino arriva a Parigi nel 1922 dove conosce Leopold Zborowski (il mercante di Modigliani e Soutine) a cui deve il suggerimento di cambiare il nome Guggenheim (“troppo da bravo borghese per avere successo in ambito artistico…”) nello pseudonimo Varlin.

Nel 1932 con i primi sentori di quelli che saranno i 1000 anni di Hitler, come li definisce lo stesso  Varlin, l’artista torna “al seno sicuro di Madre Elvezia”, ma se Zurigo è la sua residenza fissa la curiosità e l’irrequietezza spingono negli anni Varlin ad affrontare numerosi viaggi: Napoli, New York, Malaga… città da cui riporta quelle che sono le caratteristiche dei suoi dipinti: la capacità di restituire l’autenticità e l’imperfezione della vita attraverso il ritratto, poco importa se di un luogo o di una persona

Fino al 4. marzo è possibile visitare l’ampia mostra che il museo Franz Gertsch di Burgdorf ha dedicato a Varlin per i 40 anni dalla sua morte. Della sua figura e della sua opera si occupa questa settimana “Voci dipinte” insieme alla figlia Patrizia Guggenheim e al giornalista appassionato d’arte Giuseppe Frangi.

 

“Nel video qui sotto un momento in cui emergono tutta l’ironia e il gusto per il divertimento di Varlin. La scena è tratta da un documentario ritratto realizzato nel 1972 dalla RSI con la regia di Ludy Kessler.”

 

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