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Trump-Iran: giorni tesi

L'amministrazione USA prepara le mosse per aumentare la pressione sulla Repubblica islamica.

giovedì 12/10/17 12:19 - ultimo aggiornamento: giovedì 12/10/17 12:19

La Corea del Nord? Troppo poco. Se occorre contrastare il cosiddetto asse del male, o ciò che ne rimane dopo le devastanti guerre mediorientali degli ultimi quindici anni, bisogna farlo in modo completo. Così, mentre tra Trump e Kim è tutto uno sfoggiar di muscoli e un mostrar di denti, ora il presidente americano è prossimo a rivolgere le sue attenzioni all’Iran.

A proposito di ciò avrete sentito citare le tre paroline che stanno tenendo col fiato sospeso le cancellerie di mezzo mondo: accordo sul nucleare. Cos’è?

Si tratta di un accordo sottoscritto nel 2015 dai 5+1 - USA, Gran Bretagna, Francia, Russia, Cina, Germania - e dall’altra parte, naturalmente, Iran, nel quale le due parti si impegnano da un lato a proseguire col programma nucleare solo a scopi civili, dunque non militari, dall’altro a togliere le sanzioni a esso legate.

A scadenze regolari, l’amministrazione USA deve certificare al Congresso che Teheran sta facendo il bravo, sta cioè rispettando gli accordi. Questa certificazione si basa su tre criteri oggettivi: che il pieno rispetto dell’accordo sia trasparente e verificabile, la non violazione dell’accordo, l’assenza di segnali che facciano sospettare la ripresa clandestina dell’arricchimento nucleare.

Fin qui, e parliamo del mese di settembre, tutti concordi: la Repubblica islamica sta implementando gli accordi.

C’è però un fatto soggettivo: ovvero che gli USA ritengano il tutto contrario ai loro interessi nazionali. Sale sul ring la variabile Trump, che ha definito quanto negoziato due anni fa qualcosa di pessimo. La decisione della Casa Bianca sarà resa nota entro il 15 di questo mese.

In parole povere, Trump molto probabilmente non certificherà l’accordo.

Una mossa per rimettersi al tavolo e ridiscutere l’accordo in termini ancora più favorevoli a Washington? Nel dubbio, gli alleati premono affinché il Donald riveda la sua posizione.

Fra USA e Iran, c’è un'altra miccia che potrebbe accendersi, nel momento in cui l’America inserisse i pasdaran, le guardie della rivoluzione iraniane nella lista delle organizzazioni terroristiche. Sarebbe la prima volta per un’organizzazione statale. Gli effetti: sanzioni a chi intrattiene rapporti con i pasdaran; sul terreno, ciò potrebbe alzare la tensione fra USA e alleati da una parte e guardie rivoluzionarie dall’altra anche in quelle aree fuori dai confini iraniani in cui i pasdaran operano, pensiamo alla Siria e all’Iraq.

L’amministrazione Trump sta definendo la sua posizione nel quadrante mediorientale. Un’area, si vedano anche i recenti accordi Arabia Saudita-Russia, in cui Mosca sta ampliando la sua zona d’influenza. E l’Iran è suo alleato in Siria. Forse è spingersi un po’ troppo in là, ma l’aquila americana e l’orso russo non riescono proprio a fare a meno l’una dell’altro.

Spunti di Sputnik