(iStock)

Grande Fratello

con Sandy Altermatt e Marcello Fusetti

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

Sono passati 20 anni da quando, quasi per un esperimento sociologico, arrivava in Italia la Casa del Grande Fratello. Ci sono passati in molti, alcuni non hanno lasciato traccia, altri sono diventati famosi; chi per un istante, chi per sempre. Piaccia o non piaccia questo format ha lasciato una traccia profonda nei telespettatori. A 20 anni da quell’esordio, e mentre la casa 2020 fa già discutere dopo l’esclusione per una frase razzista di uno dei concorrenti, Fausto Leali, ne parliamo con chi 20 anni fa era direttore Creativo della società che produceva il programma: Paolo Taggi.

Lampionaio all'opera
Lampionaio all'opera (parlandoesparlando.wordpress.com)

Mestieri scomparsi - Il lampionaio

Iniziare la giornata spegnendo la luce, sempre. Che lavoro ingrato il lampionaio!

Fino al 1600 dopo l’Avemaria le porte delle città si chiudevano, iniziava il coprifuoco con la ronda notturna armata e le città brancolavano nel buio. Quando fece il suo ingresso sul mondo la lampada ad olio però arrivarono per fortuna dalla Francia les allumeurs de reverbères: blusa turchina, sopravveste e berretto municipale in testa. Appena calava il sole, con una lunghissima scala in spalla o l’asta dal materiale infiammabile, passavano ad accendere tutti i lampioni: pioggia, gelo, vento, qualsiasi fosse la condizione atmosferica, i lampionai assicuravano luce – e sicurezza - in tutte le città.

Ma il lavoro, va detto, era tremendamente ingrato! Finito il giro di accensione si ripassava a controllare l’olio o soffiare sulle fiammelle. Qualche ora di sonno e via, ancora in sella alla scala per lo spegnimento, con una nuova asta munita di imbuto rovesciato di lamiera. Il pomeriggio c’era la manutenzione. Pochi gli spiccioli da portare in famiglia, orari ingrati e niente vacanze, che vita! Luigi Pirandello nella novella ‘Certi obblighi’ ci racconta la storia triste di Quaqueo, lampionaio storpio, cornuto e sottomesso al potere. E anche Saint Exuperi, nel Piccolo Principe, sottolinea la follia del mestiere.

Per fortuna, con l’arrivo dell’energia elettrica tutti i lampionai del mondo andarono in pensione, e alla fine della seconda guerra mondiale il mestiere si era spento da solo. Qualche romantico ha voluto mantenere ancora oggi i lampioni a gas nella banlieu parigina. Ma il lampionaio, quello no, era un mestiere talmente brutto che non lo vuole fare più nessuno, nemmeno nella Ville lumière!