Edizione del 02.06.2014

Alberghi ostaggi in Internet?

Agenzie di viaggio online nel mirino di organizzazioni antitrust e autorità della concorrenza. Il fenomeno delle prenotazioni via internet di viaggi e pacchetti vacanze tutto compreso è in forte crescita. Ma oggi, il matrimonio che sembrava garantire alle strutture alberghiere estrema visibilità in tutto il mondo e clienti assicurati e felici per la rapidità e la velocità con cui è possibile cercare, prenotare e pagare pernottamenti e vacanze è in crisi.

Già nel dicembre 2012, la Commissione federale della concorrenza ha aperto un’inchiesta contro le piattaforme on-line Booking.com, Expedia e HRS, agenzie sospettate di praticare tariffe esose e contratti limitativi della concorrenza. In Italia, è la Federalberghi a denunciare una distorsione della concorrenza attraverso “clausole illegali”, per di più pagando commissioni considerate esose, che possono variare da Paese a Paese, tra il 12 per cento in Svizzera e il 27 per cento in Francia.

Verifiche sono state avviate anche in altri paesi europei, in Austria, Germania, Ungheria, Norvegia, Svezia, Gran Bretagna. Nei giorni scorsi, il ministro francese dell’economia, Arnaud Montebourg, ha annunciato di voler fare causa a Booking.com, in particolare contestando la legittimità della cosiddetta “clausola sull’uguaglianza tariffaria che impedisce agli albergatori di proporre prezzi più vantaggiosi ai propri clienti.

Clausole illecite? Concorrenza negata o le lamentele degli albergatori sono pretestuose? E più in generale, come è cambiato il mercato del turismo con l'arrivo di queste piattaforme? Ne abbiamo parlato a Modem con Elena Marchiori dell’Usi di Lugano Gaby Malacrida, portavoce di Hotelplan della Svizzera italiana, Lorenzo Pianezzi, presidente di Hotelleriesuisse e Andrea d’Amico, amministratore delegato Booking.com Italia.

Diversamente serio, diversamente Borotalk

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