Edizione del 15.04.2019

Assange imbavagliato

Pirateria informatica. Questa l’accusa contro Julian Assange, arrestato giovedì dalla Polizia britannica. Gli Stati Uniti hanno fatto richiesta di estradizione per il fondatore di WikiLeaks accusandolo di pirateria informatica, reato per cui rischia 5 anni. Ma ora l’opposizione guidata dai leader dei Laburisti Jeremy Corbyn chiede al governo di non consegnarlo a Washington.

La svolta per certi versi clamorosa è dovuta alla revoca dell’asilo politico concesso fin dal 2012 dall’Ecuador. Ancora poco chiari i motivi del ripensamento delle autorità del Paese sudamericano. Assange si era lì rifugiato per sfuggire all’estradizione in Svezia, a causa di presunti abusi sessuali, perché temeva una successiva estradizione negli Stati Uniti.

Il padre di Wikileaks ha pubblicato migliaia di documenti riservati che denunciano i crimini di guerra commessi dagli Stati Uniti in Iraq e Afghanistan. Ma non solo. Grande clamore fece la pubblicazione delle mail di Hillary Clinton durante la campagna elettorale, che forse ne ha determinato la sconfitta

Tuttavia, per tutti questi anni non è gli è mai stata contestata nessuna incriminazione che potrebbero portare sul terreno scivoloso del diritto alla libertà d’espressione, difeso da Assange e da gruppo di Wikileaks. Solo poco prima del suo arresto il Procuratore statunitense ha formalizzato l’incriminazione per cospirazione per pirateria informatica con Chelsea Manning (già condannata a 35 anni di carcere, poi liberata dopo averne scontati 7 sotto l’amministrazione di Obama). Se fosse estradato e condannato, rischia negli Stati Uniti sino a un massimo di 5 anni.

Ben diversa la pena se fosse invece condannato per spionaggio e tradimento (accuse ipotizzate quando pubblicò molti documenti militari secretati). In quel caso Assange rischierebbe decine di anni di prigione e anche la pena di morte. I legali di Julian Assange ricordano che non sarebbe la prima volta che gli USA ottengono un’estradizione sulla base di imputazioni “minori” per poi “caricare” l’accusato di reati ben più gravi.

Modem ne discute con:

Stefania Maurizi, giornalista indipendente d’inchiesta, collabora con Repubblica e l’Espresso, lavora su materiale wikileaks dal 2009, e ha conosciuto Assange.
Dick Marty, già procuratore pubblico ticinese, già Consigliere agli stati, Relatore del rapporto sui voli CIA per il Consiglio d’Europa
Peter Regli, ex divisionario dell’esercito svizzero, già capo servizi segreti militari svizzeri.
Emilio Viano, professore all'American University di Washington, riconosciuto a livello internazionale per il suo contributo alla giustizia e ai diritti umani.

Avicii, un anno dopo

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