Nei campi in Siria trattenuti centinaia di ex combattenti con mogli e figli (archivio keystone)

Figli della Jihad

Il problema del rientro dei minorenni portati in Siria dai foreign fighters

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Cosa fare di coloro che – con cittadinanza svizzera - sono partiti dalla Svizzera con idee radicali e di matrice islamista per la Siria e che ora si ritrovano nei campi di detenzione nel Kurdistan siriano? Indirettamente è la domanda posta da un'interpellanza giunta ieri sui banchi del Consiglio degli Stati, che parte da un esempio specifico: quello di due sorellastre ginevrine, sequestrate qualche anno fa dalla mamma, portate in Siria nello Stato Islamico, poi rinchiuse dapprima in un campo ai limiti del disumano e oggi in condizioni lievemente meno peggiori in un altro campo. Rimpatriarle? Sì, ma la strategia del Consiglio federale, delineata nel 2019, non prevede un ruolo attivo se non in parte per il rimpatrio dei minorenni. E allora cosa succede se la mamma di questi minorenni non vuole separarsene? È appunto la situazione in cui sono immerse madre e figlie, con i due padri che stanno facendo pressione affinché le due ragazze possano rientrare. Sullo sfondo c’è anche il dibattito se la Svizzera stia violando il proprio diritto costituzionale e il diritto internazionale umanitario. Ne parliamo con l’autore dell’interpellanza Carlo Sommaruga, a cui sottoporremo varie opinione registrate (Johannes Matyassy, responsabile della direzione consolare del DFAE), il democentrista Yves Nydegger, Commissione politica estera e il giurista Kastriot Lubishtani, che ha scritto sul tema un articolo che apparirà fra pochi giorni sulla Rivista di diritto svizzero). Chiusura in diretta con Myriam Eser Davolio, ricercatrice presso il Dipartimento di lavoro sociale dell’Università di scienze applicate di Zurigo, esperta di radicalizzazione. Modem su Rete Uno alle 8.20, in replica su Rete Due alle 19.25. Ci trovate anche sul Podcast e sulle app: RSINews e RSIPlay