Edizione del 30.01.2015

La mafia in Svizzera

La semplice appartenenza ad un’organizzazione criminale, in Svizzera, non può essere punita ai sensi del Codice penale. Occorre dunque una revisione di legge affinché i criteri per arrivare ad una condanna vengano allentati. E’ l’opinione del Procuratore generale della Confederazione Michael Lauber, espressa alcune settimane fa dalle colonne della NZZ am Sonntag.

Le sue affermazioni hanno suscitato diverse reazioni, in particolare in Ticino, dove secondo gli osservatori il problema non sta tanto nella legge, quanto piuttosto nel coraggio e nelle capacità degli inquirenti federali. La questione non è di semplice lettura, anche perché gli stessi esperti si dividono sull’efficacia delle norme svizzere nella lotta alla mafia. Nemmeno la politica federale ha una posizione univoca al riguardo, fra chi –come il Consiglio federale- sostiene che l’attuale ordinamento sia sufficiente e chi invece –come la commissione affari giuridici degli Stati- intende andare nella direzione di una modifica legislativa.

A due giorni dalla maxi retata anti ‘ndrangheta lungo l’asse Emilia Romagna-Calabria, Modem fa il punto della situazione sulla presenza della mafia in Svizzera e sui mezzi a disposizione per combatterla. Partendo da un’intervista al Procuratore generale della Confederazione ne discute con: Pierluigi Pasi (responsabile antenna luganese MPC), Fabio Abate (vicepresidente commissione affari giuridici degli Stati) e con Nicolas Giannakopoulos (fondatore dell’osservatorio del crimine organizzato di Ginevra).

Peo, Cappuccetto Rosso... ma anche un po' rossocrociato

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