Edizione del 10.05.2019

L'ultimatum dell'Iran sul nucleare

Esattamente un anno dal ritiro degli americani dall'accordo sul nucleare, anche Teheran annuncia un passo indietro rispetto agli impegni presi nel 2015. Un gesto fortemente simbolico che risponde alle forti pressioni che Trump esercita sul paese.

Se entro 60 giorni non verranno negoziate nuove condizioni che permettono in particolare di tornare a vendere petrolio iraniano ai paesi occidentali e di fare transazioni bancarie, il presidente dell'Iran Hassan Rohani ha fatto sapere che smetterà subito di vendere gli stock in eccesso di uranio arricchito e acqua pesante (fondamentali per la produzione di armi chimiche), superando così i limiti di riserve stabiliti nel Piano d'azione congiunto.

Gli Stati Uniti non si sono fatti attendere, hanno subito annunciato nuove sanzioni, questa volta legate all'esportazione di prodotti industriali (acciaio, alluminio e rame). Una mossa che colpisce un settore importantissimo per l'economia iraniana, già in pesante difficoltà per la messa al bando degli acquisti di petrolio da parte dei partner occidentali.

L'ultimatum dell'Iran è indirizzato ai cinque Stati firmatari dell'accordo sul nucleare, Gran Bretagna, Francia, Germania, Cina e Russia. Alla luce del fatto che queste ultime potenze mondiali appoggiano Rohani, cosa dire del ruolo scomodo dell'Unione europea? Quante probabilità ci sono che le tensioni tra Iran e Occidente possano portare a una vera e propria escalation armata?

Ne parleremo con:

Annalisa Perteghella, ricercatrice dell'Istituto per gli studi di politica internazionale ISPI

Nicola Pedde, direttore del Institute of Global Studies (IGS) di Roma, Direttore della rivista Geopolitics of the Middle East

Raffaele Mauriello, islamologo, docente di lingue e di relazioni internazionali all’università Allameh Tabataba'i di Teheran

Modem su Rete Uno alle 8.20, in replica su Rete Due alle 19.25. Ci trovate anche sul Podcast e sulle app: RSINews e RSIPlay

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