Edizione del 30.11.2015

Parigi - Dakar

Superare Kyoto e cancellare il fallimento di Copenhagen. Sono queste le aspettative per la 21esima conferenza sul clima che inizia oggi, 30 novembre 2015, a Parigi.

Andare oltre il protocollo di Kyoto, adottato al termine di convulsi negoziati, perché di fatto disatteso da pressoché tutti gli oltre 180 paesi firmatari che si erano impegnati a ridurre, in maniera legalmente vincolante, le emissioni di gas serra tra il 6 e l’8 per cento. Ma anche evitare un nuovo compromesso al ribasso come quello raggiunto a notte fonda dopo 12 giorni di trattative tra i 193 paesi partecipanti alla conferenza di Copenhagen, che nel dicembre 2009 si erano salvate le apparenze ma non il clima.

Solo fra qualche giorno sapremo se, quanto, quando e come la Conferenza sul clima di Parigi deciderà di tagliare le emissioni serra. Se fissare dei limiti al CO2, se imboccare decisamente la via dell’abbandono delle energie fossili, e in particolare dare maggior vigore alla “decarbonizzazione”, una strada che sembra ormai senza ritorno, nonostante i 1'200 progetti di nuove centrali a carbone previste in tutto il mondo.

Il cementificio di Bargny, il più grande dell'Africa sud-occidentale

Tra queste, le cinque centrali a carbone previste in Senegal. Come quella di Bargny, vicino a Dakar, al centro del reportage di Stefania Summermatter, giornalista di Swissinfo. Si tratta di uno spaccato di una realtà economica, sociale, ambientale particolare, ma che evidenzia bene le contraddizioni che emergono dal confronto tra gli enormi interessi economici in gioco e le strategie politiche ed energetiche a corto termine. Un fronte compatto che si oppone a nuove emissioni inquinanti per tutto l’ecosistema del pianeta.

Ibrahima Diagne, impegnato nella difesa ambientale di Bargny, contro le centrali a carbone in Senegal

Della Conferenza COP21 di Parigi e sugli effetti dei cambiamenti climatici e delle strategie energetiche che ancora puntano sul carbone in Senegal Modem ne parla con:

Pietro Veglio, presidente della Fosit, la Federazione delle ONG della Svizzera italiana, già direttore esecutivo per la Svizzera alla Banca mondiale

Antonio Bombelli, tra i responsabili della divisione sugli impatti del cambiamento climatico sugli ecosistemi del Centro Euro-mediterraneo

 

 

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