Edizione del 24.03.2017

Terrore a Londra

L’ubicazione dell’atto terroristico di Londra non è casuale. Lo sottolinea la premier Theresa May. L’attentatore ha scelto di colpire un simbolo, il cuore di una città dove persone di diverse nazionalità, religioni e culture convivono rafforzando valori di libertà, democrazia e libertà d’espressione.

Per alcuni, l’attentato di mercoledì rappresenta un requiem per il multiculturalismo all’inglese. Dagli anni Sessanta la Gran Bretagna ha puntato a costruire una comunità di comunità, secondo il principio: vivi e lascia vivere. Modello messo in crisi dall’islamismo militante, poi sconfessato dalla Brexit, che ha rappresentato un forte segnale di chiusura e di rifiuto nell’accettare su suolo britannico culture diverse.

Per altri, l’attentato di Londra, con quattro morti e alcune decine di feriti, e quello mancato di Anversa mostrano, pur nel loro mortifero minimalismo dei mezzi messi in atto, che il terrorismo è paradossalmente in grande difficoltà. In fondo, gli infiniti appelli alla guerra santa lanciati dagli integralisti dell’Isis, di Al Queda e di altre matrici del terrorismo islamico di “colpire nel cuore dell’Europa, di investire i miscredenti e di accoltellare i nemici dell’Islam” hanno finora avuto di fatto, e per fortuna, pochissimo effetto.

Sono eventi che ci parlano di un cambiamento fondamentale nelle tecniche di attacco terroristico. Merito certamente dei servizi di intelligence e delle forze di sicurezza che negli ultimissimi decenni, adeguando totalmente le loro strategie, hanno impedito a corpi più organizzati e pianificati di colpire con maggiore audacia e perversione. Chi agisce sono perlopiù lupi solitari, che trovano tuttavia, nei mezzi d’informazione (e di riflesso nell’opinione pubblica), un impatto emotivo enorme, spesso con un’enfasi del racconto che va oltre la drammaticità dei fatti.

Modem ne parla con:
Mariangela Maturi, giornalista freelance, residente in Gran Bretagna
Nicol Degli Innocenti, giornalista, collaboratrice da Londra del Sole 24 Ore
Matthew Hibberd, professore all’Istituto media e giornalismo dell’Università della Svizzera italiana.

Sara, Silvestri, professoressa di politiche europee, ed esperta di Islam e terrorismo, alla City, University of London.

Ogni giovedì in prima serata, Falò

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