I passi del Walkman

Dal successo planetario all’estinzione tecnologica del primo dispositivo musicale portatile del mondo

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Prima di lui esistevano già dei “lettori di musica” che potevi portarti in giro: certi bei mangiadischi colorati e dotati di manopola, per esempio. Certo, ma con quei cosi lì la festa durava poco. Ci mettevi dentro a girare un piccolo disco in vinile da 45 giri, lato A, lato B e finiva lì la storia. “Un bell’oggetto ma poco pratico” secondo l’appassionato e cultore di storia e oggetti degli anni ’70 e ’80 del 20esimo secolo Olmo Giovannini, “L’entrata in scena del Walkman invece ha rappresentato una rivoluzione totale, sia in termini di mobilità che di personalizzazione. Tutto a un tratto a partire dagli anni ’80 si può ascoltare tanta musica (magari con registrazioni fatte in casa, delle compilation personali), in giro per ore e senza disturbare nessuno.”    

La nascita

Ufficialmente nasce il 1° luglio 1979, in Giappone. Ma il vero e proprio boom mondiale arriva con “La Boum” (ovvero “Il Tempo delle Mele”). Grazie a una sua singola scena il Walkman diventa oggetto di culto. Corre il 1980 e una giovanissima Sophie Marceau nel film viene raggiunta alle spalle da un bel giovanotto, durante una festa danzante, giovanotto che le mette sulle orecchie delle cuffiette di un Walkman –o Balladeur, come dicono i francesi— che diffondono la melodia di un romantico lento che verrà puntualmente ballato a occhi chiusi tra gli astanti in isolata armonia.

Olmo Giovannini e il suo walkman
Olmo Giovannini e il suo walkman (Fonte: RSI)

 

Oggetto di culto

Ne sono stati venduti quasi 400 milioni di modelli in tutto il mondo, diventando così l’icona materiale e simbolica di un’intera generazione. Il Walkman si è imposto e ha resistito anche dopo l’arrivo negli anni ’90 sul mercato del Discman, il mini-lettore di CD, emblema di una lucente sottigliezza e portatore di un’inarrivabile precisione al laser ma… fragilino e asettico. Vince il buon vecchio lettore di audiocassette portatile. Ma Walkman e Discman non avranno vita eterna. Entrambi sono aggeggi funzionanti a batterie caratterizzati da grossi pulsanti da premere e sportellini da aprire con cassette e dischi da inserire o disinserire: oggetti meccanici dalla  fisicità misurabile in centimetri (non in millimetri) lontani anni luce dalle attuali (e vincenti) modalità d’ascolto di musica – gli attuali (e forse irrimpiazzabili) lettori di una musica impalpabilmente compressa in formati digitali.