Il Rügin

L'incredibile gergo dei magnani

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Il Rügin era considerata la lingua ufficiale dei magnani, i riparatori di pentole di rame che si spostavano dalla Val Colla ad altre valli e città per esercitare il loro mestiere. Era un bizzarro dialetto, quasi incomprensibile, creato appunto per comunicare solo con il proprio gruppo sociale. Questo gergo permetteva di discutere prezzi o altri argomenti legati al lavoro del magnano senza il pericolo di svelare i segreti del mestiere o di farsi capire dal cliente. Inoltre permetteva anche di non farsi capire dalle autorità, ad esempio la polizia, e di sfuggire ad eventuali multe. Inoltre svolgeva anche la funzione di lingua identitaria: accomunava dunque tutti i calderai, creando una sorta di società alterna alla società egemone.

Il Rügin ha una storia molto lunga. Secondo Nicola Arigoni, collaboratore scientifico del Centro di dialettologia e di etnografia, è quasi impossibile sapere come e quando è nato, ma di fatto “la prima attestazione scritta del Rügin si trova all’interno del Fondo Franscini di Berna che raggruppa un vocabolarietto del gergo dei magnani della Val Colla, scritto dal curato di Sonvico Malfanti, inviato a Franscini nella metà dell’800”. Si tratta di una lingua molto ricca che, stando ad Arigoni, probabilmente conta circa 800 vocaboli. “Questo fa del Rügin uno dei gerghi con più attestazioni all’interno del panorama ticinese”, conclude Arigoni. 
Con l’avvento delle pentole in alluminio, il lavoro del magnano è sparito, così come la sua lingua.

“La tata parlava sempre in Rügin”
Pasqualina Moresi è nata il 3 marzo del 1923. Ha 95 anni, abita a Colla, ed è una delle ultime persone che parlano Rügin. Lo ha imparato grazie alla tata che spesso le parlava in questo gergo. Una lingua che invece i genitori di Pasqualina non comprendevano. “Mio padre è sempre stato via, quindi non parlava tanto Rügin. Mia mamma diceva spesso: la sentite parlare? Continua a parlare in Rügin e io non capisco”. Ma già quando lei era ragazzina il Rügin era praticamente andato perso. I compagni di scuola non lo sapevano, così come la maggior parte dei coetanei dei suoi genitori.