La nostalgia dell’est

La nostalgia dell’est è un fenomeno letterario, artistico e sociale cresciuto di anno in anno dopo la caduta del muro (9 novembre 1989)

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La ”Ostàlghia” (in tedesco Ostalgie), parola composta da “Ost”, est, e nostalgia: la nostalgia dell’est.). Tracce se ne coglievano già negli anni precedenti la dissoluzione della Cortina di ferro. Il neologismo era entrato ufficialmente nella lingua tedesca nel 1993.

Heimweh, nostalgia di casa, della patria, di un tempo passato, della giovinezza. Un sentimento che si accompagna alla rilettura del processo storico dell’unificazione tedesca. Unificazione che negli ambienti della sinistra della ex Germania Est viene letta come un’assimilazione da parte della Germania federale, con conseguente  rimozione di 40 anni di vita e storia.

Fra i tanti intellettuali che si sono espressi sul tema, WolfgangThierse, già professore di letteratura tedesca a Berlino Est, membro del Partito socialista della Germania unificata e presidente della Camera dei deputati tedesca dal 1999 e 2005: “Alla televisione ci sono dei cosiddetti “Ostàlghia show”, show un po’ ridicoli, dove si affronta la nostalgia del tempo passato ma raramente si prende in considerazione l’esistenza contraddittoria che si è vissuta nella DDR. E’ un periodo al quale si ripensa volentieri, perché non significò solo dittatura e malgoverno, ma anche una società in cui c’era molta solidarietà nella vita di tutti i giorni, un posto dove si viveva umanamente. Il denaro non giocava un grande ruolo, poiché la differenza degli stipendi era relativamente piccola, non c’erano disuguaglianze enormi tra un dirigente e un operaio. Insomma, non si valutavano le persone in base al loro stipendio…”. (RAI Storia, 24.09.2010). Alla nostalgia dei cittadini dell’est per il loro paese abbandonato si è affiancata e alimentata per decenni la curiosità per la realtà misteriosa al di là di una frontiera quasi invalicabile.

il Checkpoint Charlie si trovava sul ponte Glienicke. Era il più celebre passaggio attraverso la cosiddetta Cortina di ferro
il Checkpoint Charlie si trovava sul ponte Glienicke. Era il più celebre passaggio attraverso la cosiddetta Cortina di ferro (Das Bundesarchiv, Presse- und Informationsamt der Bundesregierung - Bildbestand)

 

Per quasi vent’anni sul ponte campeggiò il cartello con la scritta (in inglese, russo, francese e tedesco) che rappresentò l’emblema della divisione di Berlino e un monito per chiunque volesse avventurarsi di là del Muro: “state lasciando il settore americano”. Il Checkpoint Charlie era il punto di passaggio tra due realtà, due mondi: l’Ovest e l’Est, il capitalismo e il comunismo. L’Europa dell’est, il territorio sconfinato di scorribande cinematografiche: da “La spia che venne dal freddo” e tutte le pellicole affini di spionaggio, al raffinato “Nostalghia” di Andrej Tarkovskij, del 1983, che narra la nostalgia del poeta espatriato. Il fenomeno della nostalgia dell’est, e del socialismo reale, approda in Occidente nel 2003, con la notissima pellicola di Wolfgang Becker Good Bye, Lenin! Lo stesso anno esce la commedia romantica Kleinruppin forever, di Carsten Fiebeler. Nel 1999, la commedia Sonnenallee, di Leander Haußmann.

Berlino, la celeberrima Alexanderplatz 29.07.1954
Berlino, la celeberrima Alexanderplatz 29.07.1954 (Das Bundesarchiv, Presse- und Informationsamt der Bundesregierung - Bildbestand)

 

Per taluni (molti), dunque, si tratta di nostalgia per la propria patria; per altri di nostalgia del comunismo. Il 40% dei tedeschi dell’Est afferma che nella Ddr non si stava poi così male, mentre il 14% arriva addirittura a rimpiangere la presenza dei sovietici e lo stesso Muro di Berlino. Un ricordo personale: in occasione del volo inaugurale della Swissair della rotta Zurigo – Vilius, Lituania, nel novembre del 1990, ho conosciuto rappresentanti delle autorità e giornalisti lituani. Tutti hanno sostenuto la necessità di istituire un museo del socialismo e ricollocare nella piazza della capitale la statua di Lenin, rimossa l’anno prima. Infatti, i turisti occidentali erano tutti alla ricerca di tracce e souvenir del socialismo reale. Per concludere, si può forse sintetizzare i diversi sentimenti in una generica nostalgia “dell’altra parte”, the other side. Come non pensare, e riascoltare, il “Nikita” di Elton John, oppure “Alexandrplatz” di Milva. Su tutte le musiche si erge però il simbolico “Another Brick in the Wall” dei Pink Floyd, la colonna sonora - da tutti riconosciuta - della fine dell’epoca della divisione e della contrapposizione tra mondi.

Puntata a cura di: Rolf Schuerch