Quando il VéloSolex splendeva ancora

Il Velosolex

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Remo Gemetti è da oltre 40 anni uno dei più tenaci collezionisti di VéloSolex in Ticino. Attualmente ne possiede una quindicina perfettamente funzionanti: li restaura, ripara e custodisce nella sua piccola e vissuta officina nel cuore di Bellinzona. Quando le condizioni climatiche lo permettono, percorre le vie della capitale in sella ai suoi amati ciclomotori. “È un modo per ricordare il passato, la gioventù, un’epoca più semplice, meno frenetica”, ci dice. Remo si rifiuta categoricamente di considerare il VéloSolex un pezzo legato solamente ai ricordi. Spinto da un affetto incondizionato, dedica intere giornate alla manutenzione dei mezzi a due ruote.  Anacronistico? Forse. Appassionato? Di sicuro, o come dice lui “fin troppo appassionato”.

“La bicicletta che viaggia da sola”

Nato nel primo dopoguerra in Francia, il VéloSolex ha riscosso in breve tempo un enorme successo. Era economico, facile da usare e soprattutto estremamente essenziale. Il motore era posizionato sopra la ruota anteriore della bici; bastava quindi abbassarlo e la bicicletta viaggiava da sola (“roulait toute seule"), come recitava lo slogan. L’apice del VéloSolex è da ricondurre agli anni ’60, quando il mezzo di trasporto è diventato un’icona in grado di portare l’Europa ad una motorizzazione collettiva.

Il Solex è quindi uno degli emblemi del periodo post-bellico e lo conferma la sua frequente presenza nelle pellicole cinematografiche risalenti a quell’epoca. Sono inoltre numerose le celebrità che si associano al ciclomotore: Brigitte Bardot su tutte.

Attorno agli anni ’70 è iniziato però l’inesorabile declino del VéloSolex che ha risentito della concorrenza dei nuovi motorini più moderni come il celebre “Piaggio Ciao”. Il calo delle vendite ha quindi portato il marchio francese a cessarne la produzione nel 1988. Inutile il tentativo partito dall’Ungheria nel 1993 di rilanciare quel mito che ormai era stato superato.

Attualmente, alcuni dei 20 modelli prodotti, sopravvivono grazie ad appassionati che non sono ancora pronti a mandarli in pensione. C’è però anche chi sostiene che il VéloSolex stia vivendo una seconda vita… grazie alla diffusione della sua sorella più giovane: la bicicletta elettrica.