Cünta i pevri, fa eco l’Elvezia

con l’allieva Isabella Visetti e il maestro Nicola Ferretti

domenica 24/11/19 13:40
Cünta i pevri, fa eco l’Elvezia

Con questa frase si chiude il libro “La chiave nel latte”, romanzo di Alexandre Hmine, pubblicato da Gabriele Capelli Editore nel 2018, vincitore del Premio Studer/Ganz 2017 per la migliore opera prima e del Premio svizzero di letteratura 2019. Un romanzo scritto in italiano, dove il dialetto è però molto presente. È il dialetto dell’Alto Malcantone dove Alexandre Hmine, originario del Marocco, cresce fin da piccolissimo, affidato alle cure di Elvezia, un’anziana vedova di Vezio.

La storia narrata ne “La chiave nel latte” è autobiografica, il racconto si dipana in frammenti ordinati in ordine cronologico, quasi dei fotogrammi, tra la fine degli anni ’70 e l’inizio dei favolosi anni ’80. In filigrana, gli incroci linguistici tra dialetto e italiano, italiano che prende sempre più terreno nella vita di Alexandre quando si trasferisce a Lugano e inizia a frequentare il liceo. Ma anche quelli tra dialetto e arabo, che Alexandre non parla. La lingua lo porta a interrogarsi sulla sua identità, sul suo vissuto, sulle sue origini, che destano sempre una grande curiosità, che forse con questo libro ha voluto finalmente soddisfare.

Alexandre Hmine si è laureato in lettere all’Università di Pavia e dal 2011 insegna italiano al Liceo Lugano 1, l’italiano è la sua lingua, il dialetto la lingua dell’infanzia, di quel mondo perduto che con questo romanzo prova a recuperare, a far rivivere e risonare grazie a molte espressioni dialettali, così vivide ed efficaci che sembra quasi di vedere l’Elvezia mentre le dice. E il dialetto riguadagna tutto il suo spazio nel commovente ringraziamento finale rivolto ad Elvezia scritto in dialetto.

 

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