Cucù, aprile non c’è più…

Con l’allieva Isabella Visetti e il maestro Nicola Ferretti

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… è ritornato maggio al canto del cucù! Sono le parole di una famosa canzone popolare che annuncia l’arrivo del mese dove la natura è nel suo massimo splendore, dove tutto fiorisce, anche l’amore. Maggio è annunciato anche dall’arrivo del cucù, uccello migratore che arriva nella Svizzera italiana tra la metà e la fine di aprile, a dipendenza delle località, come viene riportato in molti detti dialettali. Il cuculo, cücch, cucú o cifú a Soazza, nome onomatopeico che imita il canto, è molto presente nella cultura popolare: il suo arrivo, puntuale o in ritardo, veniva letto come un presagio di un buono o di un cattivo raccolto; anche il numero dei “cu-cù” venivano contati da chi si metteva all’ascolto per sapere quanti anni restavano da vivere o quanti anni doveva attendere una giovane per sposarsi.

Ta sét pròpi un cucu: un tontolone, uno sciocco, ma il cucù è presente in molte locuzioni dialettali che evocano la sua natura da parassita che lo porta a deporre le uova nei nidi degli altri uccelli, che diventano dei genitori adottivi, dunque spesso indica chi corre la cavallina, ma poi non si fa carico della prole, ma anche chi ha un comportamento opportunista: l’è cumé ur cucu ch’u fa i öf in dra niada di altri, riporta per esempio Gilulo Passardi nel suo libro “Parlém dialètt”. Tutte queste caratteristiche e molte altre ancora le ritroviamo in un trattatello didattico e scherzoso che Flora Stefanini di Sessa ha scritto sul cucù: lo legge per noi con piglio ironico nel suo dialetto del Malcantone e così scopriamo tutti i segreti di questo amato e così particolare uccello migratore, presenza immancabile delle primavera nella Svizzera italiana.