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con l’allieva Isabella Visetti e il maestro Nicola Ferretti

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Ag l’ho in do chér ‘sto met scondù / e sta sceise, c’la sara foro / el videi el ruus e i garof. Questi sono i primi versi dell’Infinito di Giacomo Leopardi nella trasposizione nel dialetto di Preonzo fatta dallo scrittore e giornalista Giorgio Genetelli, blogger di Libertario2016 - tuttologia in direzione contraria.

Gene, come lo chiamano in molti, ha accolto il nostro invito di rendere in dialetto la celebre poesia di Leopardi, sulla falsariga dell’iniziativa lanciata questa estate dal Corriere della sera che, per festeggiare i 200 anni dalla sua creazione, ha chiesto ai lettori di tradurla nel loro dialetto. La proposta ha riscosso un grandissimo successo, in molti si sono cimentati nella versione dialettale, anche personaggi famosi.

Giorgio Genetelli non ha fatto una semplice traduzione, ma una riscrittura, adattando la dolcezza di Leopardi a un dialetto alpino, aspro e secco e introducendo un cambiamento nel finale, che è più rabbioso e meno consolatorio, rispetto al famoso verso di chiusura dell’Infinito di Leopardi. E il naufragar m'è dolce in questo mare diventa e am dasdegne el maar i mon e l‘met, anche qui un adeguamento al contesto e al personaggio dialettofono che, al contrario del poeta di Recanati, è poco avvezzo alla sublimazione.

Gene ci regala però anche un altro testo (

) nel dialetto di Preonzo, intitolato “Il discorso al Brusu”, un’anticipazione del suo prossimo romanzo “Merluzz vogn”, che uscirà in aprile da Capelli Gabrielli Editore, un libro in italiano dove risuona il dialetto. Un testo vibrante che Gene interpreta magistralmente.

Giorgio Genetelli “Merluzz vogn”

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