La parità… anca in dialètt

Con l’allieva Isabella Visetti e il maestro Nicola Ferretti

  • Condividi
  • a A

Cinquant’anni fa, il 7 febbraio del 1971, le donne svizzere ottennero il diritto di voto e di eleggibilità sul piano federale. Dialett in sacocia festeggia questa data importante per la democrazia elvetica con un’ospite d’eccezione: Chiara Simoneschi Cortesi, un faro e anche una guida dialettofona (!) per il suo impegno a favore della parità. Già consigliera nazionale, prima donna ticinese a presiedere il parlamento, Chiara Simoneschi Cortesi ha infatti diretto per dieci anni (1997-2007) la Commissione federale per le questioni femminili.

Nata a Zurigo ma cresciuta a Lugano, ha sempre parlato il dialetto luganese con il padre e il bernese con la madre, dialetto svizzero tedesco che poi si è rivelato importante sotto la cupola di palazzo federale. Entrata in politica all’inizio degli anni ’80, non ha condotto la battaglia per il diritto di voto, anche per questioni anagrafiche, ma ha seguito da vicino e con costanza tutti gli adeguamenti legislativi che sono seguiti all’introduzione – nel 1981 – dell’importante articolo sulla parità nella Costituzione federale, quant’anni fa, altro anniversario rotondo di questo 2021.
Un articolo che lei definisce “un capolavoro” sulla parità salariale e sulla parità in altri ambiti importanti della società, che in tutto il suo percorso politico ha voluto tradurre in pratica e realizzare concretamente. Lo spiega in dialetto, raccogliendo la sfida di parlare di parità in dialetto e riuscendoci benissimo, anche se forse non l’aveva mai fatto. Ma il fatto di aver sempre parlato dialetto e di sentire il dialetto una parte della sua identità, proprio come il valore della parità, ha reso tutto molto più facile. Alla fine, dialetto e parità sono entrambe due questioni di cuore.

Ospite: Chiara Simoneschi Cortesi