Alambicada (RSI)

Na bèla lambicada

con l’allieva Isabella Visetti e il maestro Nicola Ferretti

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Per la prima puntata dell’anno, Dialett in sacocia esce dagli studi e va a Bedigliora, all’alambicco del patriziato di Bedigliora, Banco e Nerocco per vedere come si distilla la grappa. Fabio Lorenzetti, presidente del patriziato, detto ur maestro, per la professione svolta per oltre quarant’anni, e Claudio Ferretti, detto Tato, spiegano il funzionamento di questo alambicco che è ancora con fuoco diretto, con la legna che scalda il pentolone di rame dove c’è la vinaccia fermentata.  Passo dopo passo raccontano e le varie fasi per ottenere la grappa, sia dalla vinaccia, sia da diversi tipi di frutta, un’operazione che in passato veniva fatta quando gli uomini rientravano a casa dopo la stagione di lavoro lontano dal paese e l’alambicco funzionava a pieno regime anche fino alla fine di gennaio.

Per fare la grappa occorre tanta pazienza, perché ogni “alambicada”, “ogni cotta” è un procedimento abbastanza lungo, e anche qualche sapere prezioso, per esempio per curare il fuoco, che non deve essere troppo forte, per non rischiare che attacchi sul fondo, anche se si mette la paglia.

La grappa una volta aveva una grande importanza, “la si tirava” al massimo, per evitare ogni spreco, e con metodi empirici si controllava la gradazione, in modo da avere un prodotto di qualità, scartando il primo liquido, “ar capel”, che è alcol metilico, ma anche l’ultimo, chiamato la “flema”, che ha una bassa gradazione alcolica, che si tiene per l’anno dopo per bagnare la vinaccia.