Pier

Con l’allieva Isabella Visetti e il maestro Nicola Ferretti

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Cresciuto a Cama, in Mesolcina, dove i genitori originari della Valle d’Intelvi si erano trasferiti quando lui era ancora neonato, Gino Ceschina, giornalista del radiogiornale della RSI, ha molti rapporti con il dialetto. In casa, i genitori comunicavano fra di loro nel dialetto laghé, ma con lui hanno parlato italiano; quello di Cama l’ha infatti imparato da ragazzo e dice di aver scoperto un mondo, poi esplorato e approfondito all’università con gli studi in dialettologia e in linguistica. Ora il suo dialetto è un miscuglio delle due parlate, alla quale si è aggiunta quella ticinese, visto che lavora a Lugano e che con diversi colleghi usa il dialetto: è il “dialetto Ceschina”, il suo idioletto, la sua lingua individuale.

Amante della musica folk, Gino ha una grande conoscenza di brani dialettali di diverse regioni linguistiche, ha anche tradotto in dialetto i testi di diverse canzoni. Su Facebook, con lo stile del cronista e la penna felice, coltiva la sua grande passione per la scrittura: predilige il formato del racconto breve, scritto il più delle volte in italiano, altre in dialetto. Il ritratto di Pier, un uomo di 76 anni, vedovo, i cui unici piaceri erano di andare in bettola a giocare a carte e a incontrare i soci, l’ha scritto in dialetto, non poteva essere altrimenti. Una storia dolceamara, dove c’è tutto lo sconforto, la disillusione e la fatica di questo periodo di pandemia, tra mascherine, vaccini, chiusure e precauzioni

Ospite:
Gino Ceschina