La ballata della memoria

Alessandro Portelli racconta, a cura di Sara Sartori

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Alessandro Portelli è uno dei padri fondatori della ricerca sulla storia orale in Italia, è stato professore di Letteratura americana all’Università La Sapienza, fondatore della Casa della memoria e della storia di Roma e Presidente dell’archivio sonoro “Franco Coggiola” del Circolo Gianni Bosio, dedicato alla musica e alla cultura popolare.

Grazie alla sua esperienza e passione, cercheremo di capire come la storia orale possa essere uno strumento per ricercare la verità più profonda di un avvenimento. Alessandro Portelli ci porta in viaggio con lui nell’America profonda degli anni ‘70, nelle borgate romane, nelle memorie degli operai delle acciaierie di Terni, per arrivare al racconto dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Ciascuna di queste indagini porta con sé un insegnamento sulla prassi della ricerca orale, sull’importanza dell'immaginario e del rapporto che la memoria intesse con i fatti, senza mai perdere di vista la relazione tra l’impego politico e la necessità del racconto.

Il ricercatore di storia orale dunque, ci insegna Alessandro Portelli, “come in una danza” deve andare alla ricerca dei fatti senza perdere mai di vista il significato che questi hanno, e hanno avuto, per le persone che li hanno vissuti.

Questa citazione di Woody Guthrie, scrittore, poeta e folk singer tra i più importanti della storia della musica statunitense, rappresenta bene lo spirito con cui A. Portelli ha portato avanti le ricerche di una vita: “Ho sentito in me una tempesta di parole, abbastanza da scrivere centinaia di canzoni e altrettanti libri. Ma so che queste parole che sento non sono mia proprietà privata. Le ho prese in prestito da voi, così come ho camminato nel vento prendendo in prestito l’aria sufficiente per continuare a muovermi, e ho preso in prestito da mangiare e da bere per tenermi in vita… E io ho preso in prestito la mia vita dalle opere della vostra vita… L’unica storia che ho sempre cercato di scrivere siete voi. E non sono riuscito a scrivere una ballata o un racconto che dicessero tutto quello che c’è da dire su di voi. Voi siete i poeti, e la vostra lingua di tutti i giorni è la nostra migliore poesia scritta dal migliore poeta”.