Il '68 e i libri: quando la narrativa era "borghese"

A cura di Rossana Maspero

venerdì 04/05/18 09:30
Librintasca ve.04.05.2018 Intervista integrale Lidia Ravera e il '68

In occasione della giornata speciale che Rete Uno dedica ai cinquant’anni dal maggio ’68 Librintasca propone alcune riflessioni in compagnia di Lidia Ravera, che nel ’68 era poco più che adolescente ma che ha vissuto in casa la rivoluzione culturale di quel periodo, tanto da portarla qualche decennio dopo a dedicare al ’68 “La guerra dei figli” uno dei suoi romanzi più belli.

Ma è stato “Porci con le ali”, libello pubblicato allora per Savelli a trasformare la Ravera in un’icona della liberazione sessuo-politica (come recita il sottotitolo del libro) rendendola famosa e vendendo milioni di copie benché il libro sia stato scritto otto anni dopo nel 1976 con Mauro Lombardo Radice. Ciò non toglie che -in quanto libro simbolo della liberazione sessuale- sia per tutti un frutto del ’68.

Ma con lo sguardo e la distanza del tempo, cosa è stato per   Lidia Ravera il’68? Quale il clima?

Cosa si leggeva allora e quali erano i mondi culturali di riferimento, quando leggere romanzi e la narrativa in genere era considerato borghese?  Lo abbiamo chiesto direttamente alla stessa Lidia Ravera.

Giuseppe Russo, direttore editoriale di Neri Pozza, una casa editrice dalla gloriosa storia nata negli anni ’30, che ha saputo connettersi con gli eventi, sempre in sintonia con le trasformazioni culturali del ‘900 esce a maggio con tre nuovi titoli.

Tre volumi diversi tra loro per taglio, ambito e sguardo e si tratta di:

Roberto Gobbi che con Maggio ’68 propone un resoconto giorno per giorno, evento per evento del mese che ha cambiato la società.

Cospiratori e poeti, dalla comune di Parigi al ’68 di Diego Gabutti invece ci parla delle avanguardie artistiche e del rapporto tra arte e potere.

Mentre Il nostro comune nemico di Jean-Cluade Michéa è una critica al progressismo e all’enfasi sulla lotta per cambiare il mondo disconnettendo l’idea della sinistra progressista da quella del socialismo.

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