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La scuola “vicina-distante” a casa e in aula della fase 2, tra bilanci e prospettive future

Con Antonio Bolzani

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È una scuola molto diversa da tutte le altre quella che le allieve, gli allievi e i docenti ticinesi hanno sperimentato e frequentato quest’anno: la pandemia ha costretto a rivoluzionare le modalità di far lezione e così per due mesi, con le aule chiuse, si è fatta la cosiddetta scuola a distanza. Tutti hanno quindi dovuto reinventarsi ed adattarsi alla nuova didattica in rete: in pratica tutto avveniva, e avviene ancora, tramite lo schermo di un computer che sostituisce il banco, la cattedra, la lavagna e, soprattutto, la presenza fisica di allievi e insegnanti in aula.

Dallo scorso 11 maggio, dopo settimane di polemiche e di accese discussioni, le scuole dell’infanzia, elementari e medie hanno riaperto le loro porte, seppur con classi dimezzate e con molte restrizioni, limitazioni e norme igieniche da rispettare. Dopo due settimane di insegnamento misto -una parte ancora a casa e una parte in classe- nella puntata di oggi desideriamo tracciare, con il contributo di alcuni addetti ai lavori, questo nuovo metodo che la scuola ticinese sta sperimentando e che prevede l’insegnamento a distanza su piattaforme e su supporti tecnologici. Quindi fari puntati sulla scuola “vicina e distante” presente e, forse, futura: sui suoi vantaggi e sui suoi svantaggi; e su come le famiglie - mamme in primis - si sono confrontate, spesso con enormi difficoltà e problemi organizzativi, con la scuola a distanza e con i figli da aiutare e da seguire durante le lezioni.

Ospiti:
Emanuele Berger, direttore della Divisione Scuola e coordinatore del DECS
Elisabetta Bacchetta, coordinatrice dell’Associazione ticinese delle famiglie monoparentali e ricostituite
Davide Dosi, municipale di Chiasso, capo Dicasteri Educazione e Attività culturali
Natascia Caccia, municipale di Cadenazzo
Giona Mattei, docente di etica e di scienze sociali SSPSS e filosofo