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Diritto di voto e di eleggibilità agli stranieri a livello comunale e cantonale: una buona idea?

Con Antonio Bolzani

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Il diritto di voto agli stranieri a livello comunale esiste già in diversi Cantoni, soprattutto nella svizzera romanda: il tema è stato rilanciato in febbraio da un’iniziativa di sei parlamentari del Partito socialista che hanno proposto di dare la facoltà ai Comuni di concedere il diritto di voto ed eleggibilità agli stranieri a livello comunale e ancora, recentemente, dal Gran Consiglio di Basilea-Città dove è stata accolta una mozione per estendere il diritto di voto e di eleggibilità agli stranieri con permesso C.

Il dibattito non è nuovo, viene riproposto oramai a scadenze regolari; attorno ad un argomento molto dibattuto e “sentito” ruotano considerazioni, riflessioni e chiavi di lettura che possono spingere sia a dire “no” sia ad essere favorevoli ad un “sì”. Si confrontano sull’argomento due interlocutori di due generazioni differenti, uno più giovane, Stefano Dias, ed uno un po’ più anziano, Enrico Iten. Applicare il diritto di voto e, magari, di eleggibilità a livello comunale e cantonale potrebbe aumentare la partecipazione al processo democratico. Tuttavia il diritto di voto è strettamente connesso con la cittadinanza, che certifica la volontà di partecipare e di integrarsi nella società. Insomma, per alcuni vi sono delle buone ragioni per allargare il voto agli stranieri, per altri invece la questione non si pone: per votare e per farsi eleggere bisogna essere naturalizzati.

Con i nostri ospiti e con il prezioso contributo del pubblico partiamo dal significato del concetto di nazionalità e da cosa vuole dire essere e sentirsi svizzeri per arrivare all’eventuale possibilità per gli stranieri domiciliati di beneficiare del diritto di voto e di eleggibilità, a livello comunale e cantonale, passando dai vari requisiti che devono o possono venir richiesti, in primis l’integrazione, la conoscenza e la condivisione di certi valori e diritti.