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La calda e gremita estate ticinese: il sovraffollamento delle valli e delle montagne

Con Antonio Bolzani

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In queste settimane estive la strada che sale in Valle Verzasca è un lunghissimo biscione di automobili di turisti e di ticinesi che vanno alla disperata ricerca di un posteggio prima di sistemarsi su un sasso in riva al fiume. Più o meno la stessa cosa capita anche in altri luoghi della Svizzera italiana -dal Parco delle Gole della Breggia del Mendrisiotto alla Piumogna di Faido, passando dalla Valle Maggia presa d’assalto da camper, campeggiatori e ciclisti- con un sovraffollamento generale di visitatori un po’ dappertutto e con le conseguenze che ben conosciamo.

Se da un lato il turismo rende economicamente e fa felici tutti gli operatori -albergatori, esercenti e commercianti in primis-, dall’altro lato, invece, le ripercussioni sul territorio sono note: situazioni di ingorghi e di traffico insostenibili, viabilità fortemente compromessa proprio per le dimensioni ridotte delle nostre strade, sporcizia, littering, degrado di certe zone, assembramenti sui mezzi pubblici, proteste e malumori dei residenti e quel turismo mordi e fuggi di una giornata che spesso non porta poi dei benefici e degli indotti economici così rilevanti. Qualcuno potrebbe anche dire che in Ticino vogliamo il turismo e poi quando la gente arriva e rimane ci lamentiamo: non ci va mai bene nulla, insomma, ma sul turismo di massa e sulla capienza massima del nostro territorio qualche doverosa e critica riflessione va e andrà fatta, pensando poi anche agli scarsi accessi pubblici ai due laghi, Ceresio e Verbano, e al conseguente affollamento di lidi, piscine e spiagge aperte.

Insomma, cosa fare e come organizzarsi per contenere e gestire il “tutto esaurito” di questa particolare estate? La domanda è di grande attualità, anche perché -come ha dichiarato il preoccupato Raimund Rodewald, direttore della Fondazione svizzera per la tutela del paesaggio- la pandemia sta provocando un assalto alle Alpi e il turismo di massa rischia di distruggere la sua stessa essenza, il territorio, un fattore determinante per il benessere di ogni essere umano; fra gli esempi positivi Rodewald ha citato, invece, una perla del Ticino: la Valle di Muggio. "La pandemia ha fatto crescere il bisogno di spazi naturali e di aree ricreative, di relax e di svago, nonché, di conseguenza, la sensibilità per le regioni più turistiche", ha affermato Rodewald in un'intervista pubblicata lunedì scorso dalla Neue Zürcher Zeitung. "Soprattutto le regioni e le zone vicine alla città sono diventate molto popolari: questo dimostra quanto siano importanti. Tuttavia, sono insufficienti in termini di qualità e di spazio".

Dei problemi, delle conseguenze sull’ambiente e sul paesaggio ma anche delle opportunità del “tutto esaurito” nelle valli, in montagna, nei lidi e nelle spiagge e dei fiumi e dei laghi presi d’assalto, ci soffermiamo nella puntata odierna di “Parliamone” con vari addetti ai lavori.

Ospiti:
Alessandro Speziali, membro di comitato della Fondazione Verzasca che è un’agenzia di sviluppo territoriale costituita nel 2006
Andrea Rinaldi, responsabile marketing della Valbianca SA di Airolo Pesciüm
Roland David, sindaco di Faido
Rico Maggi, professore di economia e direttore dell’Istituto di Ricerche Economiche dell’USI (IRE), e dell’Osservatorio del turismo
Stéphan Chiesa, cameraman della RSI e coordinatore-guida per la RSI del trekking alpino di alta montagna "In cammino sul crinale"