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Fammi sognare

di Michela Daghini

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Il sogno come soglia, come porta d’accesso al mondo interiore. Varcandola ci si può guardare dentro e scoprire percorsi insospettati e aspetti centrali del nostro vissuto, della psiche, dell’Io profondo. I sogni plasmano le nostre forme del vivere, la produzione di immagini è necessaria fin dall’infanzia, è una terapia naturale che ristabilisce l’equilibrio dell’individuo e che oggi però la tecnologia altera con l’esubero di immagini esterne che ci arrivano dagli schermi. Invadono il nostro immaginario rendendo più difficile l’elaborazione di quel patrimonio di storie, personalissime e universali insieme che vengono da dentro.

In alcuni contesti sappiamo però che importanti vissuti culturali o grandi traumi possono irrompere nella sfera onirica come nel caso dei grandi conflitti mondiali, dando luogo a sogni “collettivi”. Sono quelli che Jung definisce i Grandi Sogni. Così come in alcune culture è possibile invece conservare tra sonno e veglia un rapporto costante e diretto, un dialogo intimo che lega i due mondi e li mette in comunicazione continua. Non si tratta infatti dei comuni sogni ma di qualcosa di più complesso. Da esperienza individuale, diventano patrimonio collettivo che viene discusso e tramandato, guidando le decisioni importanti della comunità, e offrendo spunti interessanti alla riflessione antropologica sul sogno.

Una comunicazione con l’inconscio che richiama anche quella particolare esperienza nata nelle forme di autocoscienza dei movimenti femministi negli anni ’70 e praticata anche oggi, che mette al centro del discorso politico la scoperta di sé attraverso il dialogo con l’interiorità, con bisogni e desideri.

Ne parliamo con lo psichiatra, psicoanalista e psicoterapeuta Graziano Martignoni e con l’antropologa Arianna Cecconi che si è formata a Parigi all’École des Hautes Études en Sciences Sociales e che sul sogno ha impostato la sua ricerca. E nella rubrica Aspettando i barbari Armando Massarenti ci propone il dilemma che arriva da Platone al film Matrix, ovvero: come facciamo ad essere sicuri che quella che stiamo vivendo sia la nostra vita e non un sogno?