Mondo migliore (iStock)

Il migliore dei mondi possibili

di Michela Daghini

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Quali sfide ci aspettano per la fatidica data del 2050? Ci si interroga sempre sul futuro, ci chiediamo come sarà, se saremo più ricchi o più poveri, più sicuri o più indifesi, se vivremo meglio o peggio, e quante persone avranno di fatto accesso alla qualità della vita? Molto dipenderà da come oggi sapremo correggere gli errori degli ultimi trent'anni di globalizzazione. E occorrerà vedere se sopravviveremo alle sfide che l'uomo sta ponendo alla Terra. Secondo il sociologo Paulo Perulli (Nel 2050: passaggio al nuovo mondo, Il Mulino) l’assetto geopolitico di domani potrebbe essere un insieme di grandi stati-continente legati da scambi più equi e basati su società locali intelligenti. Pensare il futuro significa immaginare nuove capacità di creare nuove opportunità e di coglierle, o di reagire a scenari critici con maggior preparazione e rapidità. E al centro di tutto, l’etica, e il suo potere trasformativo. E se antropocentrismo, individualismo, e razionalità calcolatrice si pongono come ostacoli al sentimento di appartenenza, all’umanità e al cosmo, parlare di futuro significa parlare del valore morale delle nostre azioni unendo la responsabilità di valutare i possibili risultati e impatti delle scelte intraprese, agendo per il bene comune, in un senso ecologico profondo. Insomma, le tematiche sono molte e complesse, proviamo a discutere alcuni degli scenari possibili e a immaginare come muoverci perché quello di domani sia il migliore dei mondi possibili.

Ne parliamo con la filosofa Lina Bertola, il sociologo Paolo Perulli, i filosofi Matteo Vegetti e Massimo Cacciari.