"Rete Uno, crisi d’identità"

"Trovo che i canali radio, soprattutto Rete Uno, soffrano di una crisi di identità..."

"Trovo che i canali radio, soprattutto Rete Uno, soffrano di una crisi di identità. Rete Due era il canale per gli intellettuali, cultura e musica classica, etnica, temi più impegnativi. Rete Tre il canale leggero, per i giovani, musica contemporanea. Rete Uno il canale popolare, diplomatico, la via di mezzo non troppo leggera e non troppo impegnata, adatta a tutti, soprattutto i "nostrani" dai 30-40 in su, la radio che dovrebbe trattare temi più regionali e i rapporti con i Grigioni e il resto della Svizzera. Non trovate che Rete Uno a volte perda l'equilibrio perchè non sa esattamente chi è? Di conseguenza, trovo che i programmi del primo mattino non abbiano ancora trovato il giusto equilibrio e non tengano conto dell'identità del canale e della sua funzione. Perchè vanno in onda due o più speaker insieme anziché uno solo (come si faceva una volta)? Trovo che una figura unica tenuta ad intrattenere da sola il pubblico si impegni molto di più e più seriamente, rispetto ai programmi con più interlocutori."

La sua non è una domanda "facile", perché non è facile per Rete Uno soddisfare le esigenze di un pubblico che è tutt'altro che omogeneo per età, gusti, cultura e aspettative. Per stare alle sue osservazioni: radio per 30-40enni o per ultrasessantenni? Conduzione singola o doppia? Impostazione "popolare" o più vicina ai tempi di internet? Sono interrogativi che ci poniamo quotidianamente, nella ricerca di soluzioni sempre più vicine al pubblico - anzi, ai pubblici - di Rete Uno. Proprio quest'estate abbiamo messo in atto una serie di cambiamenti per innovare fasce, contenuti e ritmi di conduzione

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