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Markus Poschner, direttore

Virtuosismi nordici e capolavori russi

Giovedì 27 novembre, Palazzo dei Congressi, Lugano / Replica: venerdì 28 novembre, Chiesa San Francesco, Locarno

giovedì 27/11/14 20:30 - ultimo aggiornamento: venerdì 28/11/14 11:08

Giovedì 27 novembre
ore 20.30
in diretta su Rete Due
Palazzo dei Congressi
Lugano

Venerdì 28 novembre
ore 20.30
Chiesa San Francesco
Locarno

 

 

 

DIRETTORE
MARKUS POSCHNER

SOLISTA
ALEXANDRA SOUMM VIOLINO

Introduzione al concerto con la partecipazione
di Alexandra Soumm.
Sala G Teatrino Palazzo dei Congressi, ore 19.30

 

PROGRAMMA

JEAN SIBELIUS
1865–1957

Concerto per violino e orchestra in re minore op. 47 (1904) 32’

- Allegro moderato
- Adagio di molto
- Allegro ma non tanto

PIOTR IL’IČ ČAJKOVSKIJ
1840–1893

Sinfonia n. 4 in fa minore op. 36 (1877) 44’

- Andante sostenuto. Moderato con anima (in movimento di Valse)
- Andantino in modo di canzona
- Scherzo. Pizzicato ostinato
- Finale. Allegro con fuoco

 

L’arte come antidoto al mal di vivere

Sibelius aveva sperato di intraprendere una carriera di violinista; questo desiderio insoddisfatto trovò una compensazione nella stesura del Concerto per violino e orchestra in re minore op. 47, a cui si dedicò con grande fervore nell’estate del 1902. L’esecuzione avvenuta a Helsinki due anni dopo lo deluse al punto da indurlo a ritirare il lavoro e ripensarlo profondamente, sempre sorretto da una autentica gioia creativa: «ho scritto dei temi stupendi», «farò qualcosa di superbo». All’ottimismo professionale fece da contraltare un certo turbamento nel constatare il modificarsi del proprio modo di sentire: «la parte interiore che è in me è cambiata. Spero solo di non diventare freddo e insensibile, perché allora non riuscirei più a essere felice». Presentato nella veste definitiva il 19 ottobre 1905 a Berlino, diretto da Richard Strauss con Karl Halir, primo violino dei Berliner, come solista, il concerto ha soprattutto due peculiarità: si richiama agli aspetti di leggerezza un po’ fatata del concerto di Mendelssohn e scombina gli equilibri abituali esistenti fra solista e orchestra. Le difficoltà non sono esibite, ma in qualche modo il violino si “perde” dentro l’orchestra, la interrompe per fantasticare oppure dialoga con gli altri strumenti alla pari, secondo una concezione a tratti cameristica che già anticipa il Novecento. Anche la Sinfonia n. 4, la cui stesura occupò il 1877 intrecciandosi con quella di Evgenij Onegin, rappresentò per Čajkovskij una svolta interiore decisiva e lo salvò dalla terribile crisi subentrata all’infelice tentativo di matrimonio con un’allieva; oltretutto proprio in questi mesi era apparsa nella vita del musicista la mecenate e confidente Nadežda von Meck, personaggio fondamentale, capace di restituirgli serenità e fiducia in se stesso. Eseguito per la prima volta a Mosca nel febbraio 1878 diretto da Nikolaj Grigorevič Rubinštejn, il lavoro non riscosse il successo sperato, ma alla fine di novembre trionfò invece a Pietroburgo. Aperto da una fanfara assordante, allusione alla prepotenza del destino che irrompe nella vita umana, il primo movimento prosegue con un tema inconfondibile, dolorosamente attorcigliato su se stesso, vero emblema del mal di vivere. Il termine canzona che qualifica il secondo movimento allude all’ultimo Beethoven e accoglie dentro al sinfonismo un canto di semplicità disarmante. Segue lo Scherzo, tutto affidato agli archi e tutto in pizzicato, tranne il Trio che per contrasto si regge sui fiati, per concludere con la sovreccitazione dell’Allegro con fuoco, tutto sbalzi, interruzioni e sorprese.
Elisabetta Fava

Alexandra Soumm, violino