Dino Campana (Facebook)

Dino Campana

“Tutto va per il meglio nel peggiore dei mondi possibili...”

Dino Campana, nato nel 1885, a Marradi, nell'Appennino tosco-romagnolo, dal 1900 soffre di uno squilibrio che lo rende incapace di resistere a lungo in un posto. Coltissimo, ipersensibile, vagabonda senza sosta per l'Italia, l'Europa, l'Argentina, sperimentando ogni sorta di mestieri. Più volte rinchiuso in carcere e in ospedali psichiatrici, fra un viaggio e l'altro scrive e riscrive il libro cui assegna il compito di “giustificare” la propria esistenza: usciti proprio mentre esplode la Grande Guerra, i Canti Orfici (1914) sono uno dei testi fondamentali della poesia del Novecento. Dopo una storia d'amore tenera e violenta con Sibilla Aleramo, nel 1918 Campana viene internato in manicomio, dove muore nel 1932.

 

Approfondimenti paralleli

Viaggio fra i documenti delle teche RSI

Al poeta più visionario ed orfico della letteratura italiana, alla sua follia libertaria e disgregatrice, sono dedicati questi due approfondimenti, il primo curato da Raffaella Castagnola, il secondo da Gina Pasquini e Fabio Barblan. Due approfondimenti che aiutano a comprendere la figura misteriosa di Dino Campana (Marradi, 1885 – Scandicci, 1932). Vissuto a cavallo fra Ottocento e Novecento, costretto a ripetuti ricoveri in manicomi, dedito a una vita vagabonda (tra Argentina, Francia e Italia) Campana ha prodotto una poesia allucinata e sconvolgente, in grado di mandare all’aria la sintassi ma generando al contempo immagini dal denso valore semantico e materico. Una poesia folle e pura, moderna e arcaica, albeggiante e crepuscolare.

 

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