L'opera dello scultore locarnese Remo Rossi (© tipress)

Chi vince il Festival?

Il pronostico di due tra i critici più graffianti dei media ticinesi: Mariano Morace e Ugo Brusaporco

venerdì 14/08/15 17:05 - ultimo aggiornamento: venerdì 14/08/15 18:37

Quale film vincerà il Pardo d'Oro al 68esimo Festival del film? L'annuncio è previsto per sabato alle 15.00. Nel frattempo vi proponiamo la rosa dei tre film favoriti di due tra i critici cinematografici più graffianti dei media ticinesi: Mariano Morace ed Ugo Brusaporco.

Mariano Morace (©Ti-Press)

Il podio di Mariano Morace:

PRIMO: Bella e perduta, di Pietro Marcello (Italia)
"Per la poesia che riesce a trasmetterci. E per la capacità di trasformare, a causa della morte del protagonista, una storia documentaria in una favola".

SECONDO: O Futebol, di Sergio Oksman (Spagna)
"Prendendo spunto dai campionati mondiali di calcio del 2014 in Brasile il film ci racconta il tentativo di riavvicinamento tra un padre ed un figlio attraverso la metafora dello sport".

TERZO: Heimatland, collettivo (Svizzera)
"Da un'idea di due registi al film realizzato con altri otto colleghi: ci mostrano un'immagine della Svizzera inedita e non molto positiva".

Ugo Brusaporco (©Ti-Press)

Il podio di Ugo Brusaporco:

PRIMO: Tikkun, di Avishai Sivan (Israele)
"La pellicola è dichiaratamente per il cinema e non per la TV o il DVD; e questo è un primo passo per dire che l'idea cinematografica è buona. Il tema è straordinario: è un film contro tutti i talebani del mondo. Contro tutti gli ultrà, che sono peggio degli ultras del calcio, quelli a cui bisognerebbe dare un DASPO per cacciarli dal mondo. Ed infine perché è un film nel quale si vede il sesso nella sua semplicità e non come un questione morale".

SECONDO: Chant d’hiver, di Otar Iosseliani (Francia/Georgia)
"Questo film merita perché è la fantasia al potere. Perché fa cinema perché è bello farlo. Perché si scelgono degli attori perché è bello farli recitare. Perché è la bellezza delle vita che viene cantata. E perché i vari politici che cercano di mandare via i nomadi dalle città non si accorgono che allontanandoli si scaccia l'umanità che c'è nei centri e li si svuota di ogni significato civile e sociale".

TERZO: Happy Hour, di Ryusuke Hamaguchi (Giappone)
"Nonostante i suoi 317 minuti è ancora un cortometraggio per le cose che dice e potrebbe dire ancora. La cosa importante è che si tratta di un film che parla della vita e di donne che hanno il coraggio di esserlo alla faccia dei maschi. Ed è un film che canta la cultura, che costringe a pensare alla cultura. E queste cose sono proprio quelle che più mancano a tanti film. Ti da tanto: è un canto al mondo che sta venendo. Un canto al mondo in cui il maschio ha perso finalmente il suo potere e le donne dimostrano di avere più coraggio dei maschi e di sapere vivere meglio".

Joe Pieracci

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