Riflessioni sparse in margine al Palmarès

Al coreano HONG Sangsoo - già miglior regista nel 2013 - il Pardo d'oro

sabato 15/08/15 16:26 - ultimo aggiornamento: sabato 15/08/15 18:04

Quattro film raccatta-tutto. Si conclude così la 68. edizione del Festival del Film Locarno.

Scorrendo il palmarès ci riesce facile immaginare il sussulto che deve avere fatto l'ufficio stampa immaginando la giornata di oggi: dei tre registi premiati nessuno durante il festival aveva voluto concedere interviste a radio e TV e, come potete vedere nella nostra home page, al pardo d'oro il coreano HONG Sangsoo siamo riusciti a rubare tre secondi cronometrati di video durante il photocall senza però poter raccogliere alcuna dichiarazione.

Il suo JIGEUMEUN MATGO GEUTTAENEUN TEULLIDA (Right Now, Wrong Then) è un film "doppio".  Un racconto in due parti, simmetriche e speculari, che narrano l'incontro un po' casuale tra un regista e una giovane pittrice. Il film si sviluppa su due binari e con due linguaggi: un gioco di specchi in cui la prima parte del racconto ha un registro da documentario (versione "deludente" in cui la ragazza, scoperto che il regista è sposato, rifiuta di continuare a frequentarlo) e la seconda ha un taglio da fiction in cui la loro storia procede. Certo non è la prima volta che lo stratagemma è usato dal cinema ma HONG Sangsoo, che a Locarno nel 2013 ha già vinto il Pardo per la migliore regia con U ri Sunhi (Our Sunhi), riesce nel suo film a indagare con autoironia il rapporto che intercorre tra cinema e vita. Il film vince anche il Pardo per la miglior interpretazione maschile assegnato a JUNG JAE-YOUNG.

Anche il regista israeliano Avishai Sivan, che con il suo Tikkun vince il Premio speciale della giuria, è di una timidezza immensa e aveva preferito affidare a produttore e interpreti l'onere di rispondere ai giornalisti in occasione della presentazione del film. Una pellicola caratterizzata da un sontuoso e affascinante bianco e nero che non a caso ottiene come surplus una menzione speciale per la fotografia, e che in tanti avevano dato per favorito con la sua storia ambientata nell'ambiente dei religiosi ultra ortodossi israeliani.

È un ritorno pure quello del regista polacco Andrzej Zulawski che con COSMOS, (Francia/Portogallo) vince il Pardo per la miglior regia, e che nel 1981 aveva presieduto la giuria del Festival, già rientrato a casa dopo la presentazione del film è atteso per la cerimonia di premiazione e tra le prime dichiarazioni si è detto molto soddisfatto di un premio a un film per il quale ha ripreso la cinepresa dopo quattordici anni di pausa soprattutto perché il film è dedicato a uno dei suoi autori preferiti Witold Gombrowicze, tra i più difficili da rappresentare cinematograficamente.

Dicevamo quattro film, il quarto è il giapponese HAPPY HOUR di HAMAGUCHI Ryusuke, il film più lungo della selezione, 317 minuti per quattro protagoniste femminili interpretate da TANAKA SACHIE, KIKUCHI HAZUKI, MIHARA MAIKO, KAWAMURA RIRA che insieme vincono il pardo per la migliore interpretazione femminile. A Happy Hour la giuria ha assegnato anche una menzione speciale per la sceneggiatura.

Prima di concludere e darvi appuntamento per l'edizione numero 69, una nota sulla Piazza. Tante, variate e di qualità le proposte di quest'anno per il pubblico generalista del Festival. Pubblico che ha premiato con Der Staat gegen Fritz Bauer di Lars Kraume, un film dall'impianto certo tradizionale ma di una sensibilità e qualità altissime. Uno scorcio su un capitolo della storia del secondo  dopoguerra poco conosciuto ma di grande interesse.

A questo link la lista completa dei premiati.

Arrivederci al prossimo anno!

 

Monica Bonetti