Premio RSI Canevascini

Edizione 2017

La storia del premio

Consapevole delle grandi potenzialità espressive di questo genere radiofonico, ma anche dei rischi di un suo possibile declino causato dall’invadenza del mezzo televisivo, un uomo di radio e voce storica della RSI, Eros Bellinelli, lanciò nel 1968 l’idea di un concorso pubblico per stimolare anche i non addetti ai lavori alla realizzazione di documentari per la Radio. Idea vincente, da cui nacque il Premio Guglielmo Canevascini intitolato al padre fondatore della Radio svizzera di lingua italiana.

Sull’arco di un trentennio, con una cadenza biennale (esclusa qualche pausa di riflessione), il Premio Canevascini ha scoperto nuovi talenti e prodotti di sicuro valore, tenendo vivo il dibattito su cosa significhi fare radio e, dunque, cercando costantemente l’originalità coniugata con la specificità del linguaggio radiofonico. Dal 2001 il Premio RSI raccoglie la preziosa eredità del Canevascini e prosegue lungo la strada così autorevolmente tracciata.

«C’era una volta la radio»... e c’è ancora. E c’è ancora il documentario radiofonico, che resiste in un mondo in cui la comunicazione di massa per immagini fa la parte del leone.

Usare i suoni – voci, rumori, musica – per raccontare storie, indagare problemi, testimoniare epoche ed avvenimenti. Il documentario radiofonico è proprio questo: un prodotto nel quale i suoni più diversi convergono, interagendo e armonizzandosi secondo un preciso piano espressivo, allo scopo di suscitare immagini nella testa degli ascoltatori, rendendoli parte attiva della comunicazione e non solo testimoni passivi di uno “spettacolo” precostruito.

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I vincitori delle edizioni passate

Premio RSI 2017

 

Premio per l'abilità nel dare spessore emotivo ad un fatto di cronaca, riaccendendo una speranza che non è più solo lontana, ma diventa condivisa e partecipata. Racchiude punti di vista e retroscena e riesce a penetrare nei cuori, creare legami e sottolineare l'essenza dell'essere umano. Intento pienamente raggiunto, poiché riesce a trasformare la percezione del richiedente d'asilo.

Premio RSI 2015

Per la delicatezza e l’intensità con cui racconta una storia di accoglienza, in un calibratissimo intreccio di voci, suoni e atmosfere musicali. Un tema di attualità scottante viene rivisitato da un punto di vista in apparenza marginale, ma capace di suscitare commozione e speranza

Premio RSI 2013

Il documentario convince per la forte carica umana ed emotiva.
C’è un rigore formale e un’articolazione drammaturgica forte.
La tematica colpisce per la sua originalità e si esprime in un’autenticità molto forte.

Parla del ritorno alla vita di un carcerato attraverso il teatro e l’amore!

Premio RSI 2011 ex-aequo

I due documentari vincitori toccano temi legati al territorio e alla realtà locale: l’uno, I racconti di una cava, propone la storia di una famiglia che da sette generazioni ha gestito le cave di marmo di Arzo e qualche anno fa è stata costretta a chiuderle; l’altro, Ricomincio da Chiasso, affronta il tema molto attuale dell’immigrazione e dell’integrazione nella Svizzera Italiana di una famiglia kosovara fuggita dal conflitto etnico

Premio RSI 2009

Il documentario raccoglie la testimonianza di due volontari dell’Associazione Exit, attiva nel campo della morte assistita. Viene sottolineata l’efficace costruzione drammaturgica di questo lavoro, la sua coerenza e la sua capacità di proporre al pubblico un argomento, peraltro dibattuto e controverso, ricorrendo ad un registro narrativo che valorizza il racconto.

Premio RSI 2007

Un racconto originale, antiretorico e ricco di pathos, nel quale la scelta di rinunciare ad una voce narrante consente ai diversi materiali sonori e alle voci dei testimoni di eventi delittuosi di interagire e costruire un ritratto di città – Napoli – afflitta da degrado ambientale, sociale e morale, con accenti toccanti e squisitamente umani, in una efficace mescolanza di crudo realismo e di paradossale poesia.

Premio RSI 2005

L’evento evocato è il tristemente noto delitto di Ponte Capriasca del 3 dicembre 2002: una storia tremenda, raccontata molte volte nei servizi di cronaca, ripresa da Mirella De Paris e Claudio Condolf con un taglio diverso, meno cronachistico e molto più umano, volto a scoprire anima e sentimenti di chi, a diverso titolo, visse quei fatti.

Premio RSI 2001 ex-aequo

Il documentario insegue il tema della memoria in cui la radio si fa suscitatrice di immagini accanto alla forza evocativa del ricordo in un unico flusso di voci e musica diviso in tre categorie: olfattivo, episodico e semantica o nozionistica, riesumando cioè insegnamenti appresi in passato.
In “Percorsi” di Sarah Tognola viene apprezzata la professionalità, le scelte delle testimonianze con la loro significatività accanto all’impianto narrativo che mette in evidenza una poeticità non costruita artificialmente ma conseguente alla scelta delle voci.

 

Chi arriva in ritardo e perché? Come si situa il ritardatario nella nostra società? Tema trascurato dagli specialisti, il ritardo tocca proprio tutti: chi ne è vittima e chi lo subisce. Il documentario introduce in un primo tempo la figura del ritardatario, mentre in secondo momento si concentra sulla sua personalità offrendo originali sunti di riflessione.
“Scusate il ritardo” di Guenda Bernegger si mette in luce per originalità dimostrando inventiva e freschezza con un approccio più spontaneo che convenzionale: il tema suggerisce un possibile filone da ampliare.

 

Vincitori Premio Canevascini 1997-1968

1997      Nostalgia della colonia di San Nicolao di Mirella De Paris
1995      L’erba verde non esiste nemmeno nel giardino del re di Michelangelo Gandolfi
1993      Io devo raccontare di Pina Rocchi
1991      Un fiore è nato di Claudio Laiso e Florinda Risi
1989      Lacrime in forma di parole di Luciano Marconi
1983      Diagnosi: cancro di Claudio Laiso e Florinda Risi
1979      Nel nome del bambino di Claudio Laiso e Francesco Canova
1973      La galleria del San Gottardo di Guido Zenari
1970      Una scuola per tutti di Mino Müller
1968      Quando tramonta il cuore di Nicola Franzoni, Espero Berta e Vinicio Beretta

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